Mazzette al Comune di Foggia, Iaccarino: “Lo dico ai pm, ascoltatemi. Qui sono passati fiumi di denaro”

“Posso parlare giorni e giorni”. Le scottanti rivelazioni dell’ex presidente del Consiglio comunale durante l’incidente probatorio. Da Landella a D’Alba ed Emiliano: ecco cosa ha raccontato

“Lo dico ai pubblici ministeri: ascoltatemi. Posso parlare giorni e giorni. Qui parliamo di poche migliaia di euro, ma sono passati fiumi di denaro”. Dichiarazioni scottanti pronunciate oggi dall’ex presidente del Consiglio comunale di Foggia, Leonardo Iaccarino, sentito da accusa e difesa durante l’incidente probatorio andato in scena tra la giornata odierna e lo scorso 9 ottobre. Iaccarino ha risposto a numerose domande, dalle mazzette per favorire il progetto edilizio dell’imprenditore edile Paolo Tonti fino ai tentativi di corruzione per il mega appalto della pubblica illuminazione. Oggi in tribunale, nel corso del controesame da parte dei legali difensori dei vari imputati, Iaccarino ha parlato per circa quattro ore.

“È stato sempre il sindaco di Foggia a chiedere le tangenti”

Sull’accapo Tonti sono queste le parole di Iaccarino pubblicate nero su bianco sul verbale dell’incidente probatorio: “C’era già il chiacchiericcio tra i vari consiglieri comunali, e nello specifico c’è stato un consigliere comunale tale Antonio Capotosto, che mi anticipava che sull’approvazione di questo accapo c’era una tangente pari a 5mila euro per ogni consigliere comunale che dava la disponibilità ad approvarla in Consiglio Comunale suddivisa in due trance, la prima era subordinata all’approvazione dell’accapo e aveva un ammontare di 2mila euro se non erro, l’ultima a saldo prima di Natale per far sì che noi festeggiassimo con le nostre famiglie, brindassimo con le nostre famiglie, a saldo c’era un ulteriore saldo di tangente di 3 mila euro”.

E ancora: “Il sindaco faceva di tutto per far sì che non arrivasse all’orecchio di qualche consigliere comunale dalla maggioranza di suo non gradimento dell’approvazione dell’accapo tramite tangente, cioè mi spiego. Se siamo 21 i consiglieri comunali ed io sindaco, perché è stato sempre il sindaco di Foggia a chiedere le tangenti in nome e per conto dei consiglieri comunali, chiedo la tangente e chiedo il corrispettivo per ogni consigliere comunale faccio carico a 21; se poi posso risparmiarmi cinque, sei, sette lo faccio molto volentieri, tanto l’imprenditore soccombente che tira fuori la tangente non sa a chi sono arrivate le somme di denaro, e quindi se il sindaco Landella poteva fare a meno di coinvolgere in questa operazione Iaccarino o Tizio o Caio lo faceva ben volentieri. Era il ‘metodo Landella’“.

Iaccarino ha poi confermato un altro passaggio cruciale comparso nelle intercettazioni, ossia l’interesse dell’imprenditore foggiano Michele D’Alba per l’accapo Tonti: “C’era la voce in giro, però quando c’è la voce in giro che veniamo a conoscenza di certe cose, quasi sempre corrisponde a realtà, che dietro Tonti c’era un altro imprenditore di Foggia”. Il giudice: “Chi era?”. E Iaccarino: “Il Michele D’Alba”. Nome di D’Alba che compariva anche per la storia della pubblica illuminazione. Noti gli incontri a Roma tra lo stesso D’Alba, Landella e l’imprenditore interessato a subentrare nell’appalto.

“L’impegno” a spartire le mazzette con i consiglieri comunali

Sulla pubblica illuminazione, Iaccarino ha ampiamente disquisito. Landella aveva avvicinato un giovane imprenditore, Luca Azzariti al quale avrebbe tentato di chiedere soldi per l’importante appalto milionario. Iaccarino: “Dissi ‘Franco fammi una cortesia sulla questione di Azzariti non andare avanti, senti a me’. Tant’è che io in quella circostanza gli ho fatto pure capire: ‘Se mi ascolti e stai buono la cosa non va a finire male, se poi vuoi fare di testa tua, come si dice a Foggia, fa’ che vu’, proprio così gli ho detto fa’ che vu’. ‘Leo dammi la mano, stai tranquillo, qua la mano okay’. Mi vedo con Azzariti: ‘Luca stai tranquillo, tutto a posto, ci ho appena parlato, non si verificherà mai più’. ‘Okay’. Il pomeriggio della stessa giornata Luca Azzariti non mi chiama, viene a bussare sotto casa mia. Arriva sull’uscio della porta sbiancato, erano le cinque, le sei del pomeriggio: ‘Leo posso?’. ‘Certo che puoi, come no’. ‘Tutto a posto, hai parlato col sindaco?’. ‘Sì stai tranquillo tutto bene, non ti preoccupare’. ‘Che ti ha detto?’. ‘Mi ha dato la mano, mi ha garantito che non ti avrebbe più avvicinato, devi stare tranquillo’. ‘Quindi fa quello che dici tu?’. Ho detto: ‘Ci mancherebbe, mi ha dato la mano’. ‘Leo vedi che è appena venuto sotto casa mia’. ‘Come è venuto sotto casa tua!’. Dice: ‘Quello è venuto sotto casa mia’. ‘Madonna! E che è successo?’. Dice: ‘No prima ha risposto mia figlia al citofono dicendo: papà c’è un pazzo che dice di essere il sindaco di Foggia, non lo so chi è’.

Lui si è affacciato e ha visto che questa persona era proprio il sindaco di Foggia, riferitomi da Luca Azzariti che entra nel portone, chiede ad Azzariti un posto sicuro nel palazzo e vanno in un posto sicuro, non so se è l’ultimo piano, e parlano. Da lì parte la richiesta di tangente del sindaco per Azzariti dove: ‘Tu lo sai com’è andata la vicenda, è inutile che ti racconto tutti i particolari, qua per tutto ci vuole un milione’. E Azzariti dice: ‘Come faccio io a darti questa cosa qui’. Dice: ‘Va bene scendiamo a 500’. Poi in un incontro successivo, sempre con lo stesso Azzariti e sempre presso la sua abitazione, il sindaco si accontenta di chiudere la partita a 300 mila euro però dice: ‘Chiudi con me, per il resto del Consiglio Comunale io non ne voglio sapere’, tant’è che nell’incontro fatto con il sindaco la prima volta tra me e lui quando io andai sotto a casa sua in tono quasi minaccioso gli ho detto: ‘Lascia stare a quel ragazzo sennò poi te la vedi con me’. Lui mi ha detto: ‘E io come faccio a giustificare con il Consiglio Comunale questa cosa’, si vede che lui c’aveva un impegno anche con il Consiglio Comunale di dover dare parte delle tangenti che doveva riscuotere o dalla casa madre o dalla subentrante in subappalto. Quindi già sapevano gli altri consiglieri comunali che ci sarebbe stato qualcosa, e non vi nascondo che più di qualcuno era un po’ imbarazzato dal fatto che questo Azzariti fosse amico mio”.

Una vicenda che, come noto, è riportata nelle carte dell’inchiesta. “Misi Azzariti nelle condizioni di raccontarmi tutta la vicenda e lo registrai – ricorda Iaccarino -, depositando questa registrazione presso gli uffici della Questura di Foggia”.

“Ero l’uomo di fiducia di Emiliano”

Rivelazioni di Iaccarino anche rispetto allo scacchiere politico pugliese. Tirato in ballo il governatore Michele Emiliano: “Era altalenante Landella, anche se in quel periodo poteva avere bisogno di me per i rapporti che avevo con il presidente della Regione Michele Emiliano, dove lui non riusciva a trovare collocazione di candidatura per sua cognata nel centrodestra, e quindi in quel periodo poteva apparire vicino a me, ma solo per questa circostanza, anche perché io ho avuto la preghiera e la missione da parte del Governatore Emiliano, e questo è tutto tracciato nel mio telefonino tramite i suoi messaggi, le telefonate e i suoi vocali, di avere l’appoggio da parte di Landella per le votazioni, mese di settembre, alle elezioni appunto della Regione Puglia, e quindi ero incaricato da parte di Emiliano di formare un governo di salute pubblica dove c’era parte del centrosinistra, del centrodestra e i moderati ed isolare quella parte che protestava”.

“E in quel momento chi protestava era proprio il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia – ricorda Iaccarino -, forse può essere utile anche questo aspetto. Nel senso che io ero l’uomo di fiducia di Michele Emiliano per chiudere questa partita e Consalvo Di Pasqua era l’uomo di fiducia di Landella per far parte di questa partita, tant’è che io e Consalvo Di Pasqua in una mattina di estate ci rechiamo presso l’abitazione del segretario provinciale del Partito Democratico, signora Lia Azzarone, abitazione al mare, per far sì che si chiudesse questa partita”. In una recente nota stampa, il Pd ha replicato duramente affermando di aver sempre respinto ogni forma di collaborazione politica.

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