Tangenti a Foggia, visita al cantiere (degradato) di Tonti. Tutti gli interessi sull’area sequestrata da Procura e Polizia

Un enorme piano di fabbricazione su 92mila metri quadrati di estensione, regno di erbacce e meta di coppiette. Politica e imprenditoria foggiana, i legami nelle carte della maxi inchiesta

Un’area immensa, piena di erbacce, meta di coppiette in cerca di un po’ di privacy. È il cantiere di Paolo Tonti, uno degli imprenditori coinvolti nella maxi inchiesta sul giro di tangenti al Comune di Foggia. La zona, in viale Pinto, sopra al Policlinico Riuniti, è ora circondata dai sigilli della Questura di Foggia. “Area sottoposta a sequestro penale”, riporta il cartello. “Vietato l’accesso ai non autorizzati dall’autorità giudiziaria”.

L’ormai famigerato accapo relativo al Programma “Tonti” si traduce in un’area di campagna totalmente abbandonata, dove non si nota lo straccio di un lavoro. In viale Pinto erano previsti una serie di interventi tra i quali spazi per l’università, parchi e strade. Un enorme piano di fabbricazione su 92mila metri quadrati di estensione sul quale la Procura di Foggia ha acceso i riflettori anche per verificare lo stato dei lavori.

Ma più che le ruote delle ruspe, su quel piano sarebbero girati “fiumi di denaro” (Iaccarino dixit), tangenti che Tonti avrebbe versato all’ex sindaco Franco Landella il quale si sarebbe occupato di “spartirli” tra i vari consiglieri comunali per votare l’accapo e dare il là al “Programma”. Le carte dell’inchiesta parlano di almeno 32mila euro, ma secondo chi indaga, Tonti avrebbe sborsato cifre ancora superiori pur di raggiungere “i suoi scopi retribuendo i suoi pubblici interlocutori. Evenienza che si ripresenta sistematicamente – riportano gli inquirenti – nell’esercizio della sua attività di impresa, essendo capace di rendersi aggiudicatario di un consistente piano di fabbricazione”. Dazioni dalle quali sarebbero scaturiti i “regali di Natale” distribuiti dalla moglie di Landella, la ‘cartiera’ Daniela Di Donna appellata come “la diavola” da Iaccarino.

Landella, D’Alba e Tonti

Nel fiume carsico corruttivo palesato dal gip Antonio Sicuranza, emergono diversi dettagli che tirano in ballo altre persone. Più volte viene citato Michele D’Alba, noto imprenditore che da qualche tempo controllerebbe una tv ed un quotidiano locale. D’Alba è indicato dal grande accusatore Leonardo Iaccarino in ‘confessioni’ intercettate e poi nel recente incidente probatorio durante il quale il politico ha indicato D’Alba come l’uomo dietro Tonti. “Il sindaco Landella ha riscosso una maxi tangente dall’imprenditore Tonti che poi ha distribuito la somma di 5mila euro a ciascuno dei consiglieri comunali che hanno votato l’accapo sugli interessi dell’azienda. Paolo Tonti – riportano ancora le carte – ha effettuato numerosi prelievi in banca, in un determinato periodo dell’anno, al punto di essere stato contattato dall’istituto di credito di riferimento per fornire spiegazioni sulle movimentazioni effettuate. Michele D’Alba ha pagato, per conto di quest’ultimo, la prima tranche della tangente”.

Il giudice durante l’incidente probatorio, rivolgendosi a Iaccarino: “Io vorrei sapere innanzitutto una cosa da lei. Se Tonti aveva una capacità finanziaria e tecnica autonoma per affrontare questi lavori di cui alla convenzione o se dietro di Tonti lei sa, ha fonte certa e non una presunzione o può immaginare, invece ci fosse qualche altro gruppo o qualche altro imprenditore?”. La risposta di Iaccarino: “C’era la voce in giro, però quando c’è la voce in giro che veniamo a conoscenza di certe cose, quasi sempre corrisponde a realtà, che dietro Tonti c’era un altro imprenditore di Foggia”. Giudice: “Chi era?”. Iaccarino: “Il Michele D’Alba”.

“So di per certo che il signor Tonti è in difficoltà – aveva raccontato in precedenza Iaccarino -, perché ha prelevato tutti i soldi che poteva prelevare in banca, dove c’è la tracciabilità di questa cosa qui perché il mio che gli era stato dato come prima tranche era stato fatto versare direttamente dal signor Michele D’Alba”. Sull’accapo Tonti, si era espresso anche l’ex consigliere di maggioranza Bruno Longo: “…un consiglio comunale eterogeneo che vota uno degli accapo discutibili… a favore di chi vince gli appalti al Comune di Foggia, perché la verità è questa, uno è Luca Leccese e l’altro Michele D’Alba, quindi voglio dire anche ai ciechi ed ai sordi questo è chiaro perché di quel voto, uno si chiamava Tonti ma era D’Alba, uno si chiamava EdilStella ma è Luca Leccese… i quali guarda caso stanno nel gruppo di Landella e vincono tutti gli appalti al Comune di Foggia“.

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