Mafia Gargano, Ferro arrestato per estorsioni e sconfitto in tribunale da l’Immediato. Periodo nero per il pregiudicato

Nuovo arresto per il 51enne sammarchese detto “Gino di Brancia”. Pesanti le accuse: tentate estorsioni aggravate continuate in ambito agricolo

Nuovo arresto per Luigi Ferro, 51enne detto “Gino di Brancia”, noto pregiudicato garganico di San Marco in Lamis. Pesanti le accuse: tentate estorsioni aggravate continuate in ambito agricolo. L’operazione è stata eseguita dai carabinieri e già nelle prossime ore saranno divulgati tutti i dettagli. Il nome di Ferro è ben noto alle cronache, citato anche nell’inchiesta sulla strage del 9 agosto 2017 davanti alla vecchia stazione di San Marco in Lamis dove morirono i contadini Luciani, proprietari di un terreno nei pressi di quello di Ferro, il boss di Manfredonia, Mario Luciano Romito e il cognato di quest’ultimo Matteo De Palma. “Si, lo conosco, abbiamo i terreni, noi da questa parte e lui dall’altra, proprio al confine. Ha un Fiat Fiorino come quello che avevano i miei figli”. Aveva detto Antonio Luciani, padre degli agricoltori, durante il processo al basista della strage, Giovanni Caterino. Ferro è ritenuto dagli inquirenti uno storico sodale di Mario Romito insieme al quale fu arrestato nell’operazione “Ariete” per l’assalto, poi fallito, ad un portavalori tra Mattinata e Vieste. Per quel blitz finirono in carcere diversi personaggi di spessore della criminalità garganica, soprattutto mattinatesi e manfredoniani.

Nel frattempo, proseguono le indagini sul 9 agosto. Una delle ipotesi è proprio quella che gli assassini abbiano scambiato i Luciani con Ferro ma resta difficile pensare che il commando armato abbia fatto un errore così grossolano. I Luciani erano quasi calvi, Ferro con i capelli increspati. In quanto professionisti del mestiere, i killer avevano tutto il tempo per verificare con calma un eventuale scambio di persona. Questioni tuttora al vaglio degli investigatori, sempre a caccia di mandanti e killer della mattanza. “L’azione fu rapida ma non maldestra, né frettolosa. Dopo aver sparato, con molta calma e senza correre, salirono sull’auto per allontanarsi in direzione Apricena”, le parole del testimone Antonio Pazienza, imprenditore agricolo locale, durante il processo a Caterino.

Gli arresti di oggi per estorsione giungono a pochi mesi da un’altra operazione a carico di Ferro. L’uomo fu infatti arrestato ad agosto 2020 a Striano, in provincia di Napoli, beccato dai carabinieri dopo aver forzato un posto di blocco. Il sammarchese, a bordo di un suv, invase la corsia opposta urtando la fiancata di un’auto al cui interno vi erano due bambini con i genitori e, successivamente, un muro ed un palo della luce. A poca distanza dal luogo dello schianto fu rinvenuto un furgone rubato al cui interno c’erano chiodi a tre punte, normalmente usati per favorire le rapine ai furgoni portavalori.

Ma non è tutto. Nelle scorse settimane Ferro si è visto sconfitto anche in tribunale in un procedimento contro l’Immediato. Il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dal pm per infondatezza della notizia di reato (diffamazione). Gli articoli della nostra testata sul pregiudicato garganico, difeso dall’avvocato Angelo Gaggiano, e sui presunti collegamenti con la strage di San Marco si inseriscono “nell’esercizio del diritto di cronaca di tragici avvenimenti” riporta il giudice nel chiudere la vicenda a favore de l’Immediato.

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