Mafia, il basista dei Montanari davanti ai giudici d’Appello. Secondo atto del processo per la strage di San Marco

La decisione slitta a fine febbraio. Giovanni Caterino è accusato di aver preso parte alla mattanza del 9 agosto 2017 costata la vita al boss Romito, al cognato De Palma e ai fratelli sammarchesi Luciani

Giovanni Caterino davanti ai giudici della Corte d’Appello di Bari. Oggi l’udienza del processo di secondo grado al basista del clan dei montanari, Li Bergolis-Miucci-Lombardone, condannato all’ergastolo dal Tribunale di Foggia. Il 40enne manfredoniano spera nel ribaltone, ma per la sentenza dovrà aspettare fino alla fine di febbraio quando molto presumibilmente arriverà il verdetto. Oggi, infatti, c’è stato un rinvio per motivi tecnici del tribunale barese.

Da sinistra, Tarantino e Caterino

Caterino, detto “Giuann Popò”, semi sconosciuto negli ambienti criminali fino a pochi anni fa, è accusato di aver favorito l’azione omicidiaria dei killer della strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. Quel giorno tre persone entrarono in azione nei pressi della stazione abbandonata del centro garganico uccidendo il boss di Manfredonia, Mario Luciano Romito, il cognato Matteo De Palma e i contadini del posto Aurelio e Luigi Luciani. Dalle indagini emerse il ruolo di Caterino, un manfredoniano del clan dei montanari che avrebbe pedinato Romito quel 9 agosto, ma anche nei giorni precedenti alla mattanza. Successivamente al quadruplice omicidio, “Popò” avrebbe fatto visita più volte alla masseria in uso ad Angelo Tarantino, un noto pregiudicato garganico suo amico. I killer, dopo la strage, fuggirono proprio verso quella masseria. Insomma, una serie di incastri costati cari a Caterino, arrestato e poi condannato all’ergastolo per quel fatto di sangue. Dalle intercettazioni emerse anche uno stretto collegamento tra il basista e il reggente dei montanari Enzo Miucci detto “U’ Criatur”, considerato da Caterino un vero e proprio “maestro”.

Lombardone con Piervincenzi

Nelle carte dell’inchiesta spunta anche il nome di Matteo Lombardi detto “Lombardone”, uno storico alleato dei Li Bergolis nella guerra di mafia che per quasi 40 anni macchiò di sangue Monte Sant’Angelo. Nelle ore della strage, Lombardi provò insistentemente a contattare telefonicamente Tarantino. Perché tutte quelle chiamate? Cosa voleva riferirgli? Intervistato dalla trasmissione “Mappe Criminali” di Daniele Piervincenzi, Lombardone fece riferimento a questioni di lavoro. Solo una coincidenza che chiamasse proprio durante la strage? (In alto, il luogo del quadruplice omicidio; nei riquadri, Caterino, Romito, De Palma e i fratelli Luciani)

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