Migliaia di euro dal Gargano ai funzionari corrotti della Regione Puglia. “Avevano composto un comitato d’affari”

“Dominus” il foggiano Lorenzo Mazzini, al centro della maxi inchiesta “Radici” sulle truffe a Regione ed Unione Europea per ottenere fondi pubblici. Il ruolo di agronomi e imprenditori

Un vero e proprio terremoto con protagonisti imprenditori, agronomi e dirigenti regionali. Tutto per poter aggirare le regole ed ottenere finanziamenti pubblici grazie a funzionari corrotti. Questo emerge dalla carte dell’operazione “Radici” (blitz di Procura di Bari e Finanza), ordinanza cautelare di ben 318 pagine, gip Anna Perrelli. Sono 21 gli indagati, 6 dei quali arrestati. Domiciliari per gli imprenditori garganici Matteo Fasanella, Nunzio Nargiso, Nicola Biscotti, Francesco Nasuti e per il consulente agronomo, sempre nativo del promontorio, Antonio Simone. Carcere per il foggiano Lorenzo Mazzini, funzionario del dipartimento Agricoltura della Regione in servizio alla sezione di Foggia e presunte deus ex machina di tutta la baracca.

Tutti i nomi

Ecco la lista completa delle persone coinvolte: Domenico Campanile di Cassano delle Murge, dirigente Regione Puglia; Lorenzo Mazzini di Foggia, funzionario Dipartimento Agricoltura sezione Foggia; Giuseppe Vacca di Bari, funzionario regionale in quiescenza del Dipartimento Agricoltura; Nicola Biscotti di Peschici, imprenditore agricolo-forestale; Vincenzo Rocco Elia Biscotti di Peschici, imprenditore agricolo-forestale; Dina D’Amato di Peschici, legale rappresentante di Cala Lunga spa; Matteo Fasanella di Peschici, legale rappresentante del Consorzio Biase-Fasanella; Dino Bianchi di San Giovanni Rotondo residente a Pescara; Angela Patrizia Foglio di Foggia, amministratrice unica della cooperativa Tenuta Umbra. E ancora, Angelo Raffaele Gentile di Foggia, residente a Peschici, imprenditore agricolo-forestale; Grazia Marino di Napoli ma residente a Peschici, imprenditrice agricolo-forestale; Nunzio Nargiso di San Giovanni Rotondo, residente ad Apricena, legale rappresentante della Agri Verde di Nargiso Nunzio; Francesco Nasuti di Monte Sant’Angelo, residente a Vieste, imprenditore agricolo-forestale.

Poi una sfilza di agronomi: Antonio Bernardoni di Revere, residente a Bitetto, agronomo; Carlo Cilenti di Vico del Gargano, agronomo; Orazio Cilenti di San Giovanni Rotondo ma residente a Vico del Gargano, agronomo; Michele Elia Fasanella di San Giovanni Rotondo ma residente a Vico, agronomo; Angelo Marino di Colle Sannita, resiste a San Marco dei Cavoti, agronomo; Antonio Simone detto Nino di Vico del Gargano, agronomo; Nicola Maria Trombetta di San Severo, residente a Carpino, agronomo e Davide Vergura di San Severo, residente a Vico del Gargano, agronomo.

“500 euro per iniziare”

Occhi puntati soprattutto su Lorenzo Mazzini, definito dagli inquirenti “il dominus”, funzionario del dipartimento Agricoltura della Regione finito in cella per una lunga serie di reati. Il dipendente regionale, in servizio presso la Sezione Coordinamento dei Servizi Territoriali di Foggia, era fra l’altro addetto all’istruttoria tecnico-amministrativa delle domande di partecipazione al bando regionale relativo al Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014/2020 – Sotto Misura 8.5 denominato “Aiuti agli investimenti destinati ad accrescere la resilienza e il pregio ambientale degli ecosistemi forestali”. Mazzini – riporta l’ordinanza – “dopo avere preso contezza della pendenza presso il proprio ufficio della domanda di partecipazione al bando da parte dell’azienda agricola di Orsara di Puglia ‘Eredi Fragassi Antonio’ e dopo avere atteso che l’azienda fosse collocata in graduatoria in posizione utile per l’ulteriore corso della procedura, abusando della sua qualità e dei suoi poteri, prendendo reiteratamente contatti con l’azienda Fragassi e con il progettista, compiva atti idonei diretti univocamente a costringere quest’ultimo (e, suo tramite, l’azienda di cui era consulente) a promettergli/dargli indebitamente – in cambio della risoluzione delle problematiche inerenti alla consegna tardiva della documentazione – somme di denaro ben determinate (segnatamente la somma di “500 euro per iniziare” e, a seguire, altre imprecisate somme di denaro per “ungere le ruote”), non riuscendo tuttavia nell’intento criminoso per cause indipendenti dalla sua volontà (segnatamente, per il rifiuto opposto sia dal progettista che dai rappresentanti dell’azienda)”.

Il presunto “patto” con i Biscotti

Interventi mirati anche per il bando “Sostegno ad interventi di prevenzione dei danni al patrimonio forestale causati dagli incendi, da calamità naturali ed eventi catastrofici”. Secondo le carte dell’inchiesta, i funzionari Mazzini e Vacca avrebbero “pattuito con l’imprenditore Nicola Biscotti (che agiva anche per suo padre Vincenzo Rocco Elia Biscotti, entrambi proprietari/conduttori di terreni agricoli sui quali esercitano attività di silvicoltura e altre attività forestali), anche per il tramite del consulente Antonio Simone, somme di denaro quale illecita remunerazione dell’asservimento delle loro pubbliche funzioni e, segnatamente, quale corrispettivo del compimento di una serie di atti amministrativi (anche ideologicamente falsi) contrari ai loro doveri di ufficio e funzionali a fare conseguire indebiti aiuti economici in relazione alla Sotto Misura 8.3, rappresentando falsamente all’Autorità di Gestione PSR Puglia la sussistenza dei presupposti di fatto e di diritto per l’ammissione all’istruttoria tecnico-amministrativa delle suddette imprese nel cui interesse Nicola Biscotti, unitamente al tecnico di fiducia Simone facevano promesse di indebite rimesse in denaro (promesse fatte da Simone a Vacca), nonché successive singole dazioni (dazioni di 3mila euro fatte materialmente al Mazzini nell’arco del biennio 2019 e 2020)”.

Da Fasanella 30mila euro

Presunti giri illeciti coinvolgerebbero anche l’imprenditore agricolo Matteo Fasanella, sempre per lo stesso bando. I funzionari avrebbero fatto un patto con lui (rappresentante del Consorzio Agroforestale Biase-Fasanella di Peschici esercente l’attività di servizi di supporto per la silvicoltura) “ricevendo effettivamente somme di denaro dell’importo complessivo di 30mila euro quale illecita remunerazione dell’asservimento delle loro pubbliche funzioni e, segnatamente, quale corrispettivo del compimento di una serie di atti amministrativi (anche ideologicamente falsi) contrari ai loro doveri di ufficio e funzionali a fare conseguire indebiti aiuti economici”.

Fondi pubblici percepiti in il 26 marzo 2020 per un ammontare di 99.979,17 euro a titolo di anticipazione e il 10 luglio 2020 per un ammontare di 98.624,24 euro. Tutto denaro in favore del consorzio di Fasanella, ritenuto dagli inquirenti, “autore (unitamente al tecnico agronomo di fiducia Simone, che curava che tutta la documentazione tecnica di progetto della Sotto Misura dovesse essere redatta, firmata e timbrata dal tecnico incaricato, abilitato e regolarmente iscritto all’ordine dei dottori forestali) sia della promessa di indebite rimesse in denaro (tangenti), che delle successive singole dazioni di denaro al Mazzini (che, fungendo da collettore del prezzo della corruzione, lo portava a Bari dove lo spartiva con il proprio collega Vacca) nell’arco del biennio 2019 e 2020, fino al mese di settembre 2020″.

Riguardo a Fasanella, l’ordinanza ha ricostruito la costellazione di società collegate all’imprenditore, “legale rappresentante o liquidatore di numerose società o
cooperative con sede sul Gargano e operanti in settori molto diversificati tra di loro (ristorazione, pesca, acquacoltura, silvicoltura, ecc.), tra cui si annoverano la ‘Orizzonti s.r.1.’, la ‘Sc.Cooperativa Mare e Ambiente’, la ‘Cooperativa Apulia Verde a.r.1.’, l’associazione ‘Peschiciana Trabucchi Onlus’, la ‘società cooperativa La Rinascita’, il ‘Consorzio Agroforestale Biase Fasanella’, la ‘Nuova Tecnoverde s.r.1.’, la ‘Cooperativa Linea Verde a.r.1.’, la ‘Soc. cooperativa Tenuta Umbra a.r.l.’, la ‘Peschici s.r.l.s.’, ed altre già cessate da tempo, come si evince dal seguente schema”:

Gli inquirenti: “Un comitato d’affari”

Secondo quanto si legge in ordinanza, le persone coinvolte in “Radici” avrebbero posto in essere “un comitato d’affari composto da funzionari della Regione Puglia, imprenditori agricoli e consulenti agronomi di loro fiducia operanti in provincia di Foggia nel settore della silvicoltura, che aveva come obiettivo l’illecito conseguimento degli aiuti economici erogati dalla Comunità Europea, dallo Stato Italiano e dalla Regione Puglia per gli interventi forestali inseriti nel Programma di Sviluppo Rurale”. Semplice il sistema: “Vacca informava Mazzini su WhatsApp delle liquidazioni degli aiuti deliberati dalla Regione Puglia in favore delle ditte “favorite” di loro interesse; poi Mazzini si incarica di contattare telefonicamente i beneficiari dell’aiuto, chiedendo loro un incontro finalizzato alla riscossione delle indebite somme di denaro precedentemente pattuite”.

Così Simone sentito dagli inquirenti: “La percentuale del 3% che il Mazzini pretendeva quale illecito compenso sulle pratiche da me gestiti era riferita all’importo complessivo dell’aiuto concesso e, di conseguenza, la tangente richiesta dal funzionare regionale incideva per il 30% sul mio compenso professionale che, di norma, è pari al 10% dell’importo finanziato”. Mazzini, stando alle rivelazioni di Simone, avrebbe avanzato richieste – ma invano – anche per le pratiche riguardanti ditte come Pugnochiuso srl, Alibeu e Eden soc. coop. oltre che per i Comuni di Carlantino e Sant’Agata di Puglia.

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