La vigilessa compagna del boss. Relazione svela gli “amori pericolosi” nella Polizia Locale di Foggia

Mafia foggiana, il documento integrale sullo scioglimento. Spunta rapporto tra una dipendente del Comando e il noto Giuseppe Francavilla, apicale nella batteria mafiosa “Sinesi-Francavilla”

Fatti e circostanze che avrebbero minato l’integrità e la limpidezza del Comune di Foggia, ente che rappresenta i cittadini e, in quanto tale, dovrebbe restare ben lontano da ambienti malsani. Ciò, però, non sarebbe accaduto durante l’amministrazione Landella, ritenuta troppo vicina a personaggi della criminalità locale secondo la relazione di scioglimento senza omissis del prefetto di Foggia, Carmine Esposito. Numerose le aziende che lavoravano con il Comune nonostante avessero all’interno una sfilza di dipendenti vicini o del tutto affiliati ai clan mafiosi della città. L’amministrazione, timida e supina, avrebbe più volte chiuso un occhio accettando una tale condizione di assoggettamento.

Ad esempio, nel capitolo sul verde pubblico, si legge che la “accertata ‘timidezza’ del Comune di Foggia nell’attivare le verifiche antimafia nei confronti della società ‘Foggia Più Verde’, assume connotati davvero preoccupanti se si considera la presenza nella stessa di dipendenti contigui alla criminalità organizzata”. Una “tolleranza” da parte del Comune emersa, d’altronde, in tutti i settori nevralgici della città: semafori, segnaletica stradale, verde, scuola, bagni pubblici, alloggi, tributi, cimitero e quant’altro.

A tutto questo, va ad aggiungersi la presenza di dipendenti comunali ritenuti anch’essi troppo vicini ai mondi criminali foggiani. Nel documento di scioglimento, pieno zeppo di nomi, relazioni e ricostruzioni, spunta una agente “in servizio presso il Comando di Polizia Locale del Comune di Foggia” indicata dal prefetto come “la compagna – si legge – di Giuseppe Francavilla (foto in alto), fratello di Ciro, e cugino di Emiliano e Antonello, elementi apicali della ‘batteria’ dei ‘Sinesi-Francavilla’“. In buona sostanza, il gotha della “Società Foggiana”, personaggi di assoluto rilievo nel mondo della criminalità cittadina e dell’intera Capitanata, con ramificazioni soprattutto sul Gargano. Da anni ai vertici dell’organizzazione mafiosa assieme al boss Roberto Sinesi, suocero di Antonello Francavilla, e ai capi delle altre batterie Rocco Moretti e Federico Trisciuoglio.

Ciro e Giuseppe Francavilla detti i “capelloni”

“A carico del compagno della dipendente – ricorda la relazione di scioglimento – risulta quanto segue: il 26 maggio 2003, in esecuzione di ordinanza custodiale, è stato arrestato unitamente ad altri 22 esponenti della batteria dei ‘Sinesi-Francavilla’ responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione mafiosa, omicidi, estorsioni, armi e droga (operazione ‘Araba Fenice’)”.
E ancora, “l’8 luglio 2014 , in esecuzione di ordinanza custodiale nr 11829/14 gip e nr 5672/14 r.n.r. emessa dal gip del Tribunale di Foggia, è stato arrestato per i reati di tentata rapina ed estorsione commessi in concorso con Ciro Francavilla, Ciro Caione e Giuseppe Bruno Scarpiello. Il 30 novembre 2018, in esecuzione di ordinanza custodiale, è stato arrestato unitamente ad altri 29 esponenti della ‘Società Foggiana’ responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione mafiosa, omicidio, estorsioni, armi e droga (operazione ‘Decima Azione’)”.

Ma non è tutto, più di recente, per l’esattezza “il 26 novembre 2020, con sentenza n. 959/20, all’esito del giudizio abbreviato relativo all’operazione ‘Decima Azione’, è stato condannato in primo grado per il reato di estorsione e per quello di cui all’articolo 416 bis. Giuseppe Francavilla, infatti, è stato riconosciuto affiliato alla ‘Società Foggiana’ con il ruolo di organizzatore e con il compito di coordinare le attività delittuose del sodalizio con particolare riferimento alle attività estorsive, gestendo la cassa del sodalizio e fissando i criteri di ripartizione dei proventi illeciti all’interno delle singole ‘batterie’ e in relazione ai singoli associati oltre che per una serie di estorsioni aggravate da metodo e finalità mafiose alla pena di anni 16 di reclusione“.

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