Ombre e compromessi verso il ballottaggio di Manfredonia. Il rischio che tutto cambi perché nulla cambi

Molte le incongruenze scaturite dal voto del 7 novembre scorso nella città sipontina, ancora sotto la lente di ingrandimento

Poche ore ancora per conoscere il nuovo sindaco di Manfredonia, domenica 21 il ballottaggio tra i candidati Gaetano Prencipe (coalizione riconducibile al centrosinistra) e Gianni Rotice (coalizione di centrodestra). Tra i maggiorenti della contesa in atto, il dato che è emerso – e che più inquieta –  sono quei circa ventimila elettori che hanno preferito rimanere a casa pur di non scegliere tra le varie consorterie elettorali: ad essi al ballottaggio si potrebbero aggiungere altri scontenti dai tanti apparentamenti camuffati e incomprensibili che la direbbero lunga su certe logiche attuate per conquistarsi una poltrona o una prebenda futura in barba a qualsiasi principio di onestà sbandierato e protestato.

Ma in tale congerie c’è qualcos’altro di ancora più grave che si sta stagliando all’orizzonte e ha fatto scattare alcuni meccanismi d’obbligo per chi è preposto a tali verifiche in materia di antimafia. Difatti, qualcuno vuole dare alcune spiegazioni a diversi interrogativi di cui già si conoscono le risposte ma adesso le si vogliono supportare con elementi di fatto e quindi addurre solidi riscontri.

Anzitutto uno sguardo particolare va ai diversi candidati più suffragati con preferenze davvero considerevoli (si direbbe sproporzionate), alcuni dei quali presenti già nel passato consiglio sciolto per infiltrazioni mafiose e oggi nuovamente premiati, nonché già professionisti incaricati di noti appartenenti a famiglie connotate con ambienti mafiosi, già oggetto di ampia disamina nei vari provvedimenti scaturiti in seguito allo scioglimento.

Inoltre, come ampiamente anticipato da questa testata, altri candidati – uno appena dichiarato impresentabile dal presidente della Commissione Antimafia,  hanno una considerevole contiguità e continuità con chi già si è reso responsabile di allarmanti comportamenti a seguito dei quali fu nominata la commissione di accesso per infiltrazioni mafiose.

Dunque un quadro abbondantemente compromesso poi da vicinanze e apparentamenti ben visibili sin anche scorrendo i social network dove neppure il recente passato pare abbia insegnato una certa continenza o morigeranza. Cadute nel vuoto, poi, le esortazioni del vescovo Moscone che pur ha tentato più volte di elevare a livelli di legalità sostanziale le interlocuzioni politiche, e di fatto domenica prossima il cittadino di Manfredonia si troverà a scegliere tra il nuovo-passato dei movimenti che si alleano con il precedente sindaco affinché permanga tutto l’esistente e il passato ancora nuovo che di nuovo non passa. 

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