Agli alberi di Foggia ci pensava la mafia, clan infiltrati nella società che lavorava per il Comune. “Lo Zoppo” dominus

Focus sul verde pubblico del prefetto Carmine Esposito e sull’appalto alla società ‘Foggia Più Verde’. La lista dei dipendenti legati alla criminalità organizzata: spunta anche chi chiese il pizzo a Panunzio

Gestione degli impianti semaforici, gestione e manutenzione del sistema di videosorveglianza cittadino, accertamento e riscossione dei tributi, servizi cimiteriali, gestione dei bagni pubblici, servizio di manutenzione del verde pubblico, servizio del personale ausiliario nelle scuole comunali per l’infanzia e alloggi popolari. Sono ormai noti i settori che a Foggia sarebbero finiti nel mirino della mafia, favorita dall’atteggiamento supino del Comune ed in particolare dell’amministrazione Landella.

Già analizzate in passato, da questa testata, le altre realtà aziendali “infettate” dalla mala che lavoravano con la P.A., oggi focus sul verde pubblico e sull’appalto alla società ‘Foggia Più Verde’. “L’esame dell’Organo di Indagine – scrive il prefetto di Foggia, Carmine Esposito nella relazione di scioglimento per mafia dell’ente – ha evidenziato, anzitutto, la violazione da parte del Comune di Foggia degli obblighi relativi alla verifica antimafia, a cui doveva essere sottoposta l’impresa contraente nella forma più penetrante della informazione antimafia”. Inoltre, sempre stando al prefetto, il Comune di Foggia avrebbe “disatteso completamente la previsione di cui all’art. 32, comma 7, del Codice dei Contratti, il quale prevede che l’aggiudicazione diventi definitiva dopo l’accertamento dei requisiti di cui all’art. 80 del codice stesso, accertamento che comprende anche la verifica antimafia”.

Il prefetto Carmine Esposito

In più, l’ente non avrebbe indicato “i motivi di urgenza che hanno giustificato la procedura derogatoria della stipulazione del contratto senza la previa acquisizione della documentazione antimafia, e non ha prodotto l’istanza di documentazione antimafia trenta giorni prima della stipulazione del contratto, quindi non poteva, in nessun caso, contrattare in assenza di una informazione antimafia liberatoria”. E ancora: “La stipulazione del contratto tra la società ‘Foggia più Verde’ e il Comune di Foggia è stata perfezionata nel 2017 e la richiesta di informazione antimafia da parte del Comune per la società stessa risulta pervenuta in Prefettura solo il 17 ottobre 2019”.

Secondo quanto riporta la relazione, “l’iniziativa del Comune nel promuovere lo scrutinio antimafia solo nel 2019, a due anni dalla conclusione del contratto con la società ‘Foggia più Verde’, rivela, ragionevolmente, una finalità ‘sanante’ e riparatoria di omissioni ingiustificabili se non alla luce di una inammissibile ‘premura’ di contrarre con un soggetto economico che presentava, peraltro, cointeressenze proprio con le suddette imprese, poi interdette dal prefetto, in quanto riconducibili a soggetti legati da vincoli di parentela e colleganze con Federico Trisciuoglio, capo dell’omonima batteria mafiosa (noto anche con il soprannome “Enrichetto lo Zoppo”, ndr). L’assunto è confermato dall’esame della compagine societaria dell’impresa ‘Foggia Più Verde’, attentamente condotto dalla Commissione di Indagine. La società consortile risulta composta dalla società cooperativa agricola ‘Deltambiente Società Cooperativa Agricola’, e dalla società a responsabilità limitata ‘Habitat Immobiliare srl’. Amministratore unico dell’impresa è Ugo Fragassi, che – scrive il prefetto – presenta pregiudizi di polizia per vari reati ambientali e per truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Varie società riconducibili a Fragassi sono aggiudicatarie di importanti appalti, come quello per la realizzazione del parco urbano ‘Campi Diomedei’, in fase di realizzazione, di importo pari ad euro 4.756.791,41“.

Federico Trisciuoglio

La presenza dei clan

La relazione del prefetto parla di una “accertata ‘timidezza’ del Comune di Foggia, nell’attivare le verifiche antimafia nei confronti della società ‘Foggia Più Verde’”. Una “timidezza” che, stando al documento di scioglimento “assume connotati davvero preoccupanti, se si considera la presenza nella stessa di dipendenti contigui alla criminalità organizzata, sui quali si è soffermata l’attenzione della Commissione”.

In seguito, il prefetto passa in rassegna i nomi di alcune persone che avrebbero lavorato per la società del verde pur avendo stretti legami con il mondo della malavita foggiana. A cominciare da “Leonardo Corvino: più volte destinatario della misura della sorveglianza speciale di P.S. nell’ambito degli atti processuali relativi al tristemente noto ‘Omicidio Panunzio’, figurò come la persona che, in concorso con elementi appartenenti alla criminalità organizzata foggiana, tra cui Federico Trisciuoglio, Michele Mansueto, Vincenzo Antonio Pellegrino e Leonardo Piserchia, effettuò più azioni per costringere l’imprenditore Giovanni Panunzio (poi ucciso a seguito della sua eroica resistenza a cedere ai numerosi ricatti) a versare il ‘pizzo’ alla criminalità organizzata. Tra gli altri dipendenti della ‘Foggia Più Verde’ è presente anche Armando Corvino, figlio di Leonardo“.

Giovanni Panunzio

Si prosegue con Rodolfo Di Muro, il quale “ha lavorato nella impresa dal 2017 al 2019. Di Muro (con precedenti di polizia per tentato omicidio, porto abusivo e detenzioni di armi, resistenza a P.U., lesioni personali, violenza privata, danneggiamento, furto aggravato, estorsione è il cognato di Federico Trisciuoglio, elemento di vertice della omonima batteria mafiosa Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese, come si è detto più volte”.

La lista continua con “Domenico D’Angelo che è stato dipendente della società ‘Foggia Più Verde’. Lo stesso risulta controllato con M.L., con precedenti di polizia per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, furto aggravato, associazione di tipo mafioso, già sorvegliato speciale di P.S.,coinvolto nell’operazione ‘Osiride’ (racket dei funerali, ndr), unitamente a Federico Trisciuoglio”.

C’è poi “Vincenzo Rendine che ha prestato servizio nell’impresa nel 2017, anno in cui è stato stipulato il contratto tra il Comune e l’impresa ‘Foggia Più Verde’. A carico di quest’ultimo figurano vari pregiudizi di polizia per truffa, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione di munizionamento da guerra ma soprattutto numerosi controlli con soggetti pregiudicati tra i quali G.S., ritenuto vicino alla batteria Sinesi-Francavilla, (tratto in arresto il 28 ottobre 2013 nell’operazione ‘Malavita’, unitamente a vari esponenti della suddetta batteria) e L.M., tratto in arresto in data 4 febbraio 2021 unitamente a C.D. figlio di L.D., assassinato in agguato di tipo mafioso in data 18 novembre 2015 e appartenente alla batteria Trisciuoglio”.

Nell’elenco stilato dal prefetto spunta anche “Luigi Pellegrino il quale nel 2017 ha lavorato per la società ‘Foggia Più Verde’. È figlio di Antonio Vincenzo detto ‘Capantica’, capo della omonima batteria mafiosa foggiana Moretti-Pellegrino-Lanza. Vincenzo Pellegrino è stato recentemente tratto in arresto (il 16 novembre 2020) per associazione di tipo mafioso nell’operazione ‘Decimabis'”.

“Vincenzo Consales, nel 2017, è stato dipendente della ‘Foggia Più Verde’. Lo stesso è stato controllato con Cosimo Damiano Sinesi, con pregiudizi di polizia per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ricettazione, danneggiamento seguito da incendio, tentato omicidio, associazione per delinquere. Il Sinesi è stato tratto in arresto nell’operazione ‘Decima Azione’ ed è nipote di Roberto Sinesi, elemento di vertice dell’omonima batteria mafiosa. Il dipendente è stato, altresì, controllato con Rodolfo Bruno, esponente di rilievo della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, assassinato in data 15 novembre 2018″.

Un capitolo anche su Ferdinando Piscopia. “Ha lavorato nell’impresa ‘Foggia Più Verde’ nel 2017. Già sorvegliato speciale di P.S., a suo carico risultano precedenti di polizia per tentato omicidio doloso, furto aggravato, omicidio doloso, sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, porto abusivo e detenzione di armi, inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli, rapina, associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, evasione, lesioni personali, percosse e falsità materiale. Piscopia è coniugato con Addolorata Pesante, con precedenti di polizia per stupefacenti, associazione per delinquere e truffa. Quest’ultima è zia di Francesco Pesante detto ‘lo sgarro’, attualmente detenuto a seguito della condanna in primo grado per associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione nella nota operazione di polizia ‘Decima Azione’ e nella successiva operazione ‘Decimabis’. Pesante è ritenuto esponente di alto rilievo della batteria mafiosa Sinesi-Francavilla”.

Infine, “Guglielmo Diomede ha prestato servizio nel 2017 nella società ‘Foggia Più Verde’. È stato più volte controllato con soggetti pregiudicati, tra cui S.V., con precedenti di polizia per associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e furto aggravato) e con Ciro Spinelli, esponente della batteria mafiosa Sinesi-Francavilla, accusato dell’omicidio doloso aggravato in concorso in danno di Gianluca Tizzano, fratello del noto pregiudicato Francesco (tratto in arresto per associazione di tipo mafioso nell’operazione ‘Decima Azione’), esponente di rilievo della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza”.

In chiusura, il prefetto evidenzia che “l’esame degli atti relativi alla gestione del servizio di manutenzione del verde pubblico ha restituito alla Commissione di Indagine un quadro di contesto in cui ritorna inesorabile, attraverso cointeressenze con imprese in qualche modo collegate e attraverso i dipendenti, prevalentemente la figura di Federico Trisciuoglio, esponente di vertice dell’omonima batteria mafiosa, a cui sono contigue le imprese interdette che presentano cointeressenze con una delle società consorziate, che fanno parte di ‘Foggia Più Verde’. Tale chiave di lettura può essere l’unica a giustificare ragionevolmente i gravi ‘scostamenti’ procedimentali che, in presenza di un contratto milionario, hanno addirittura riguardato l’obbligo di sottoporre a scrutinio antimafia l’impresa contraente”. (Nella foto in alto, il prefetto Esposito; sotto, Trisciuoglio e “Capantica” Pellegrino; sullo sfondo, un operaio di “Foggia Più Verde” al lavoro)

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