Case popolari alle famiglie dei boss foggiani, la lista del prefetto. “Dal Comune privilegi di indubbio spessore”

“Assoluta assenza di un criterio cronologico nella trattazione delle pratiche”. Questo riporta la relazione di scioglimento per mafia dell’ente comunale nel capitolo sugli alloggi. Ecco cosa scrive Esposito

Case popolari alla “Società Foggiana”. È lunga la lista dei beneficiari affini o vicini ai clan della città. Nel capitolo sugli alloggi popolari contenuto nella relazione di scioglimento per mafia del Comune redatta dal prefetto Carmine Esposito, si legge: “La discovery degli atti relativi all’operazione di polizia ‘Decimabis’ del 16 novembre 2020 ha disvelato situazioni di infiltrazione mafiosa nel settore dell’abusiva occupazione di alloggi popolari e ha determinato un acceso confronto politico tra il sindaco Landella e consiglieri di opposizione, che hanno denunciato il disinteresse dell’amministrazione – a fronte di segnalati mancati controlli – per la destinazione degli alloggi stessi”.

Il prefetto ricorda che “mentre il primo cittadino liquidava la questione, affermando che ‘Le norme non vietano alle famiglie di pregiudicati di partecipare alle procedure di assegnazione’, gli atti dell’operazione ‘Decimabis’ rivelavano una ben più raccapricciante prassi: ‘Dalle intercettazioni emerge come il controllo dell’organizzazione mafiosa foggiana fosse esteso al settore delle case popolari… una pratica illecita, molto diffusa in questo centro abitato, consistente nel concedere la residenza dietro pagamento di una somma di denaro, ad un soggetto estraneo al nucleo familiare assegnatario di casa popolare. In un momento successivo l’avente diritto lascia l’abitazione al soggetto subentrato che, a quel punto, pur senza averne alcun diritto, rimane nell’alloggio popolare. Evidentemente anche tale pratica soggiace al pagamento di una tangente alla criminalità organizzata’”. Nella relazione si parla di “persone organiche o legate da vincoli di parentela o frequentazione con esponenti di rilievo della mafia foggiana” che avrebbero occupato “alloggi gestiti dal Comune di Foggia con i rispettivi nuclei familiari”.

Nella lista Leonarda Francavilla. “È sorella di Emiliano e Antonello, esponenti di vertice della batteria ‘Sinesi-Francavilla’ – riporta la relazione prefettizia -, coniugata e convive con Mario Lanza, ritenuto intraneo alla batteria ‘Sinesi-Francavilla’, con numerosi precedenti penali anche per associazione di tipo mafioso. La Francavilla è suocera convivente di Antonio Salvatore, intraneo alla batteria ‘Sinesi-Francavilla’, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia ‘Decima Azione’ del novembre 2018 e nell’ambito dell’operazione ‘Decimabis’. Con il genero, la stessa è stata arrestata nel 2017 per estorsione. L’esame degli atti, condotto dall’Organo di Indagine, ha evidenziato che, in data 4 novembre 2016, Leonarda Francavilla, dichiarando, in autocertificazione, di possedere i requisiti previsti dall’art.20, della legge regionale 7 aprile 2014, n.10 – ovvero ‘non avere condanne penali per reati di criminalità organizzata con vincolo associativo collegati alla sussistenza di violazioni gravi, così come disciplinati dal codice penale’ – per l’assegnazione di un alloggio popolare in deroga alle graduatorie, ha richiesto la regolarizzazione del rapporto locativo, precisando di risiedere a Foggia ove occupa, dal 4 febbraio 2010, un alloggio popolare gestito dal Comune di Foggia. L’istanza presentata dalla Francavilla – ricorda il prefetto – è stata accolta con atto, a firma del dirigente del Servizio Politiche Abitative, n. 92857 del 7 settembre 2018″.

Franco Landella

Ma la donna “non poteva considerarsi in possesso del requisito richiesto, infatti il marito Mario Lanza già in data 5 dicembre 2008, con sentenza n.1282/08RG del Tribunale di Bari, era stato condannato alla pena di anni 4 di reclusione per il reato di cui all’art. 416 bis, c.p. (operazione ‘Araba Fenice’) e in data 28 aprile 2016, con sentenza n.2487/16 del Tribunale di Bari, era stato condannato alla pena di anni 6 e mesi otto di reclusione per il reato di cui all’art.416 bis, c.p. (operazione ‘Corona’)”. Stando alla relazione, il Comune di Foggia non avrebbe effettuato “alcuna verifica sulle autocertificazioni prodotte dai richiedenti l’assegnazione di alloggi in deroga alle graduatorie”.

E ancora: “Con nota n. 19140/2020 del 23 novembre 2020, l’Agenzia Regionale per la Casa e l’Abitare, ente proprietario dell’alloggio assegnato alla Francavilla, ha comunicato al Comune di Foggia che l’assegnataria non aveva adempiuto alla regolarizzazione contabile, risultando pertanto morosa. Il Comune di Foggia, con nota a firma del dirigente del Servizio Politiche Abitative ha avviato il procedimento amministrativo volto alla decadenza dall’assegnazione in sanatoria”.

Nella lista stilata dal prefetto figura anche Pasquale Nardella, “figlio di Antonio – riporta la relazione di scioglimento – e genero del boss mafioso Pasquale Moretti, esponente apicale della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza e figlio dello storico boss Rocco Moretti. Lo stesso, in data 20 gennaio 2020, è stato arrestato insieme a Leonardo Ciavarella, in quanto responsabili del delitto di tentata estorsione aggravata dall’art 416 bis 1 c.p., commesso ai danni di un commerciante foggiano. Gli accertamenti compiuti dalla Commissione di Indagine hanno evidenziato che, in data 27 settembre 2011, Nardella ha presentato al Comune di Foggia istanza di regolarizzazione del rapporto locativo dell’immobile sito in Foggia, occupato ‘sine titulo’ dallo stesso dal 27 settembre 2011 e, in precedenza assegnato ad altra persona deceduta il 21 settembre 2019″. Secondo quanto riportato dal prefetto, “l’istanza di regolarizzazione non è stata esaminata dal competente Ufficio comunale né risultano adottati da parte del Comune provvedimenti tesi ad ottenere il rilascio dell’immobile occupato abusivamente”.

La lista continua con i parenti di Nicola Portante, “a carico del quale risultano pregiudizi di polizia in materia di stupefacenti ed è ritenuto contiguo alla batteria ‘Moretti-Pellegrino-Lanza’”. Poi il prefetto ricorda che “nell’elenco dei provvedimenti di assegnazione di alloggi in deroga alla graduatoria, adottati dal Comune di Foggia ai sensi dell’art. 20 della legge regionale n.10/2014, acquisito dalla Commissione di Indagine, risulta che, nel periodo tra il 15 luglio 2015 ed il 18 maggio 2021 (in piena era Landella, ndr), i provvedimenti di tale tipologia sono stati 257. Dall’esame delle posizioni dei suddetti 257 beneficiari di provvedimenti di assegnazione in deroga, la Commissione ha evidenziato una serie di posizioni”.

Roberto Sinesi

Spuntano i familiari di Roberto Sinesi, capo indiscusso della batteria ‘Sinesi-Francavilla’ e nome storico della mafia foggiana. “Con provvedimento prot. nr. 76209 del 6 luglio 2020 – si legge in relazione – è stata accolta l’istanza di regolarizzazione presentata in data 25 gennaio 2019 da una nipote del boss”. Stesso discorso per la compagna di Alessandro Lanza, alias “Bussolotto” (batteria Sinesi, ndr), trovato morto suicida poche settimane fa nel carcere di Foggia. Anche per la donna è stata “accolta l’istanza di regolarizzazione presentata in data 14 dicembre 2018”.

La lista prosegue con i parenti di Flavio Lo Mele, “assassinato – ricorda il prefetto – il 29 dicembre 1999 nella guerra di mafia in corso quell’anno tra le batterie dei ‘Sinesi-Francavilla’ e ‘Moretti-Pellegrino-Lanza’”. Tra i familiari di malavitosi foggiani, ci sono anche quelli di Massimo Perdonò, “pregiudicato intraneo alla batteria ‘Moretti-Pellegrino-Lanza’, nonché genero del capoclan Rocco Moretti”.

Accolta, inoltre, l’istanza di Roberto Bruno, figlio di Giovanni (assassinato da Franco Vitagliani in una delle guerre di mafia foggiana) e Luigia Lanza. “Roberto Bruno – si legge – è nipote del boss Vito Bruno Lanza ed è ritenuto appartenente ai Moretti-Pellegrino-Lanza. In data 29 ottobre 2016 rimase gravemente ferito a seguito di un agguato (nel bar H24 di via San Severo, ndr) in cui perse la vita Roberto Tizzano. Bruno convive con la madre Luigia Lanza, figlia del boss Vito Bruno. Quest’ultima, unitamente al padre, è coinvolta nell’operazione ‘Baccus’ (processo ancora in corso, ndr)”.

Il prefetto scrive che “la Commissione ha, inoltre, evidenziato che tra i beneficiari dei provvedimenti di assegnazione ex art. 20 della legge regionale vi sono mogli, figli o affini di esponenti di spicco della ‘Società Foggiana’, ammessi a godere di un tale importante beneficio prioritariamente rispetto ad altri richiedenti (in tutto 323) e nell’assoluta assenza di un criterio cronologico nella trattazione delle pratiche. Al riguardo, l’attuale dirigente del servizio comunale in argomento, nell’audizione tenuta dalla Commissione di indagine il 14 maggio 2021, ha riferito: ‘Non so dirvi che criterio veniva seguito per l’evasione di tali pratiche. Dalla consultazione dell’elenco relativo ai beneficiari ex art. 20 L.R. 10/2014, che preciso prima del mio arrivo non esisteva, escludo che possa essere stato seguito un criterio cronologico in quanto ad esempio relativamente all’annualità 2015 sono presenti sia pratiche evase che pratiche non evase”.

“Nell’elenco dei 323 richiedenti la regolarizzazione del rapporto locativo, presentate al Comune di Foggia da altrettanti occupanti ‘sine titulo’, ai sensi dell’art.20 della legge regionale citato, le cui pratiche risultano tuttora pendenti, la Commissione ha riscontrato la presenza di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata o contigui alla stessa”. Per il prefetto “il comportamento omissivo del Comune di Foggia in un settore delicatissimo, reso vulnerabile dalla strutturale emergenza abitativa, che connota il territorio, si è risolto in privilegi di indubbio spessore”. (In alto, il prefetto Esposito e l’ex sindaco Landella; a destra, Rocco Moretti, Vito Lanza e Roberto Sinesi; sotto, Leonarda Francavilla, Mario Lanza e Luigia Lanza)

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