“Stadi di proprietà e coraggio sui giovani”, il calcio (anche a Foggia) deve ripartire da qui. La ricetta di Pavone

Il punto del ds dalla situazione in casa rossonera fino alla Champions League. E sul mercato invernale avverte: “Se ci saranno richieste del mister, ci faremo trovare pronti”

È tempo dei primi bilanci di stagione in casa Foggia. Dopo quindici partite disputate in campionato, i rossoneri contano 21 punti (al netto dei 4 punti di penalizzazione) e stazionano al nono posto in classifica. Nonostante i sette risultati utili consecutivi conquistati dalla squadra pugliese nelle ultime gare, i tifosi non sono ancora del tutto soddisfatti dalle prestazioni del Foggia, poiché la formazione di Zeman non ha fin qui espresso con continuità un calcio spumeggiante e divertente come ci si aspettava alla vigilia dell’arrivo del boemo. I primi giudizi alla stagione li ha dati in conferenza stampa, Peppino Pavone, l’artefice dell’attuale rosa. “Ho chiesto di fare questa conferenza stampa perché avverto un’aria di disfattismo, un clima pesante, probabilmente per l’attesa che la figura di Zeman crea”, ha esordito il direttore sportivo rossonero.

“Parto da un presupposto importante – ha proseguito Pavone -. La società è molto ambiziosa, ma non abbiamo costruito una squadra per ‘ammazzare il campionato’, bensì per costituire una base solida per eventuali innesti futuri”. Quello descritto da Pavone è un progetto pluriennale, i cui risultati matureranno nel corso del tempo. Il ds, a questo proposito, ha rimarcato la presenza, ingiustificata, di disfattismo attorno agli ambienti rossoneri: “So che, magari, la partita contro il Campobasso ha lasciato un po’ di amarezza per il secondo tempo, ma questa squadra ha fatto 25 punti, più del Catanzaro e dell’Avellino. Squadre come la Turris e proprio Avellino lavorano con lo stesso organico da anni, noi da tre mesi e mezzo e i ragazzi stanno facendo benissimo ed hanno grossi margini di crescita. Inoltre sono indisponibili cinque calciatori titolari per infortunio, ma non cerco attenuanti. Quando in passato abbiamo fatto questi cambi generazionali eravamo in posizioni basse di classifica a questo punto del campionato. La squadra ancora non riesce a lasciarsi andare con tranquillità, pochi giocatori attaccano l’area di rigore. Serve ancora del tempo per assimilare il calcio di Zeman”.

Il vero valore della squadra verrà fuori e già si intravedono delle note positive: “La difesa è forte, il centrocampo anche. Gallo è uno dei migliori agonisticamente. In attacco Tuzzo si sta ritagliando il suo spazio, non abbiamo visto bene Di Grazie e Merola, il primo per infortunio e il secondo per meccanismi tattici”.
Come ha operato la società nel calciomercato estivo e perché molti calciatori, come confessato da Zeman, hanno preferito altre piazze a Foggia? Queste le risposte di Pavone: “Da sempre per ogni ruolo selezioniamo cinque o sei giocatori, per avere varie alternative” ha dichiarato il direttore sportivo che, poi, ha aggiunto, con amarezza: “Ho notato che nell’ultimo calciomercato la ‘forza Foggia’ non c’era più: un giocatore ha preferito la Carrarese al Foggia, un altro il Potenza, un altro ancora il Lecco e per me è stato un tantino umiliante. Cosa spiega le scelte dei calciatori? Una questione ambientale. Un difensore del Lecce non si fidava dell’ambiente foggiano e mi ha proposto di farsi acquistare dalla Triestina e arrivare a Foggia in prestito. Un altro mi ha detto: ‘A Foggia non voglio venire, lì hanno bruciato la porta di casa a un calciatore’”.

La società è pronta a fornire a Zeman altri tasselli dal calciomercato invernale per modellare il suo scacchiere tattico: “Non abbiamo ancora fatto nessuna riunione, è ancora presto e potremmo turbare la squadra con le voci di mercato. Nonostante ciò, Zeman non vuole che sia stravolta la rosa. Se ci saranno delle richieste del mister, la società sarà pronta a intervenire sul mercato”.
Infine Pavone ha espresso le sue opinioni sul calcio internazionale, considerando il livello del calcio italiano inferiore agli standard europei: “Guardavo la Champions League e mi sembra che il calcio italiano sia indietro. Deve cambiare la mentalità: nelle grandi squadre europee ci sono 2002, 2003 e tanti altri giovani che sono titolari fissi, in Italia no. Il calcio è diventato più intenso e solo i giovani riescono a garantire un alto livello di intensità per tutti i novanta minuti. Inoltre le società dovrebbero diventare proprietarie degli stadi”, ha chiosato Peppino Pavone.



In questo articolo:


Change privacy settings