I giudici “controllati” dalla mafia garganica. “Lo hanno avvicinato ed è stato assolto. Hanno sistemato la pratica”

Pezzi dello Stato al soldo della malavita che per anni avrebbe goduto di sentenze morbide o addirittura assoluzioni. Tra i “beneficiari” i boss Matteo Lombardi e Francesco Scirpoli

Sentenze comprate e assoluzioni insperate nel mondo della mafia garganica. Un circolo vizioso che tiene dentro boss, avvocati della “zona grigia” e togati. Nelle carte di “Omnia Nostra”, maxi operazione antimafia di DDA e carabinieri del Ros contro il clan Romito-Lombardi-Ricucci, spuntano anche affari tra criminali e giudici, compravendite di terreni che farebbero sorgere più di un dubbio. Pezzi dello Stato al soldo della malavita che per anni avrebbe goduto di sentenze morbide o addirittura assoluzioni, come quella al termine di un processo per l’assalto ad un blindato, “specialità” del clan in questione. I legami pericolosi tra mala e giudici, forse agevolati da avvocati compiacenti, spiegherebbero alcuni dei reati impuniti dell’ultimo ventennio.

Tra i “beneficiari” spiccano nomi di peso come Matteo Lombardi detto “A’ Carpnese” e Francesco Scirpoli alias “Il lungo”, tra i capi dell’organizzazione criminale, entrambi raggiunti dal blitz “Omnia Nostra”, ma già ristretti in carcere per altri reati. Lombardi è all’ergastolo (primo grado) per l’omicidio di Giuseppe Silvestri, Scirpoli sta scontando una pena di circa 8 anni per la rapina ad un portavalori a Bollate in Lombardia.

Il gruppo Romito-Lombardi-Ricucci, infatti, avrebbe allungato i propri tentacoli anche nel mondo della giustizia per ottenere favori per boss e picciotti. Nell’ordinanza fiume (1818 pagine) spuntano vicende giudiziarie indicate nel corso di una conversazione tra il costruttore Salvatore Borgia e il malavitoso Pietro La Torre detto “U’ Muntaner” o “U’ figlie du poliziot”, membro di rilievo dei “romitiani”, entrambi coinvolti nel blitz. Si parla del processo per l’assalto ad un blindato nel 2008 a Seriate sulla A4 Bergamo-Venezia.

“In alcune interlocuzioni tra La Torre e Borgia – riporta l’ordinanza del gip Marco Galesi – compare evidente e significativo il rimando alla descritta vicenda giudiziaria (che alla fine ha portato all’assoluzione degli odierni indagati), poiché ha rappresentato un momento critico di vita dell’associazione mafiosa. Borgia: ‘Allora io ieri, ho finito di dirglielo, ho fatto una riunione con un grosso personaggio di cui voi conoscete, che vi ha dato una grossa mano a livello di tribunale’. La Torre è pienamente consapevole di chi stia parlando. Borgia: ‘Eh, dimmi una cosa, chi è a Monte Sant’Angelo dice che c’è una famiglia, non so di soprannome come lo chiamano’. La Torre: ‘Iaiò Iaiò… tiene un sacco di amicizie, ha sistemato i figli, uno fa il direttore delle poste, mi sembra a Peschici, uno era direttore del Banco Nazionale’“.

Poi “Borgia e Domenico Balzamo – si legge ancora nelle carte – chiedono contezza a La Torre dell’intervento risolutore di questa persona in una vicenda giudiziaria che ha riguardato l’associazione di cui è parte quest’ultimo, e La Torre riferisce affermando effettivamente l’avvenuta intercessione, ritenuta efficace nell’assolvere Matteo Lombardi. Borgia: ‘Ma questo, questo qua doveva fare qualcosa a livello di carcere e compagnia bella?’. Balzamo: ‘Teneva qualche condanna grossa sulle spalle che si doveva sistemare?’. Borgia: ‘Qualche condanna grossa?’. La Torre: ‘Tramite, non ce l’aveva lui, però ha sistemato’. Balzamo: ‘A posto, noi di questo stiamo parlando, e a voi?’. La Torre: ‘A Lombardi, a Matteo ha sistemato dai!’. Balzamo: ‘Quello che abita affianco a me, hai visto? (con questa frase Balzamo avrebbe certificato il riferimento a Lombardi, suo vicino di casa)'”.

Poi La Torre entra nello specifico e fa riferimento ad “una sentenza della Corte di Cassazione che ha assolto Lombardi. ‘Si, la Cassazione ha buttato a terra’ (si riferisce – a detta del gip – alla sentenza della Corte di Cassazione, seconda sezione penale, poiché non ve ne sono altre che hanno riguardato Lombardi a quel grado di giudizio), che annullava la sentenza di condanna della Corte d’Appello di Brescia del 29 novembre 2011 per l’assalto al furgone portavalori con cui venivano condannati sia Lombardi sia l’associato Scirpoli Francesco. Balzamo: ‘E questo è lo stesso giudice che sta liberando, poi sta questo fatto, lo stesso giudice che ti deve aiutare a te per l’ennesima volta. La Torre: ‘Quello là, tramite lui, tramite il giudice omissis che sta in pensione’. Borgia: ‘Non è il giudice omissis, è un altro giudice’. La Torre: ‘No, il giudice omissis sta in pensione, lui è proprio come un fratello con sto giudice omissis, tramite ‘sto giudice, hanno avvicinato il giudice…’. Borgia: ‘Omissis, dal giudice omissis è stato assolto…’. La Torre: ‘E hanno sistemato la pratica’. Borgia: ‘Il giudice omissis… inc… ha salvato (i conversanti si riferiscono al giudice che ha annullato la sentenza di condanna)’. La Torre: ‘Tramite i compagni suoi, comunque hanno sistemato questo fatto, lo so io per certo…’“. Lombardi, Scirpoli e altri tre scamparono ad una condanna in secondo grado a otto anni di reclusione.

L’analisi sui presunti rapporti malavita-giudici prosegue ancora con riferimenti all’anziano magistrato in pensione. “Si segnala, nel contesto appena narrato – riporta il gip -, la circostanza che in data 8 novembre 2016 il giudice in pensione cedeva in compravendita all’indagato Scirpoli (legale rappresentante della Aurora Società Agricola) un appezzamento di terra per un importo pari a 400mila euro in località Punta Grugno di Mattinata, dove allo stato sorge parcheggio e stabilimento balneare denominato Lido Oasi gestito dallo stesso Scirpoli. Scirpoli ha condiviso con il consociato Lombardi la vicenda giudiziaria dell’assalto al furgone portavalori di Seriate (BG) del 9 giugno 2008 sino all’assoluzione, dopo essere stati condannati entrambi in secondo grado ad otto anni di reclusione”. (In alto, nei riquadri, Matteo Lombardi e Francesco Scirpoli)

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