I summit del clan in chiesa e il movente della strage di San Marco: “Romito è morto per Vieste”. Gatti racconta la mafia garganica

I numeri di “Omnia Nostra” e l’analisi dell’esperto magistrato. E intanto nelle carte del blitz spuntano gli incontri tra Michele Romito e Pasquale Ricucci e le riunioni nella chiesetta di Macchia

48 indagati: 4 deceduti, 8 non esigenze, 4 rigetti, 32 accoglimenti. Su 50 capi di imputazioni il gip ha riconosciuto i gravi indizi di colpevolezza in 49 capi di imputazione. Sono questi i numeri di “Omnia Nostra”, mega operazione antimafia contro il clan Romito-Lombardi-Ricucci, rivale dei montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone. È il magistrato Giuseppe Gatti (foto sopra), grande esperto di mafia garganica, un tempo alla Dda di Bari, oggi alla Dna di Roma, a tracciare un quadro esaustivo del blitz. “Ancora una volta – spiega Gatti – questo sodalizio di mafia garganica fonda la sua potenza criminale nella capacità di saper coniugare quel binomio vincente fatto di tradizione e modernità, che costituisce il punto di forza delle mafie di Capitanata”.

Secondo le carte dell’inchiesta, boss e picciotti avrebbero condizionato vari settori nevralgici del promontorio. L’ordinanza di 1818 pagine (gip Marco Galesi) evidenzia la compattezza del clan anche nell’episodio dei funerali della madre dei fratelli Romito del 20 marzo 2017. I carabinieri di Manfredonia “hanno accertato – si legge – la presenza di Matteo Lombardi, Pasquale Ricucci, Pietro La Torre e Antonio Renzulli che, insieme, uscivano da un bar e attraversavano la strada, giungendo presso la chiesa San Carlo di Manfredonia”.

Lo stesso Mario Luciano Romito, prima di essere ucciso il 9 agosto 2017 nella strage di San Marco, aveva ripreso i contatti – appena uscito dal carcere – con i sodali Francesco Pio Gentile e Pietro La Torre. Mentre “il 22 dicembre 2018 – documenta l’ordinanza cautelare – dalla registrazione video della telecamera installata presso il magazzino all’ingrosso di pesce ‘Primo Pesca srl’, è stato possibile estrapolare immagini che ritraggono un incontro ravvicinato e riservato tra Pasquale Ricucci (alias “Fic secc”, ucciso l’11 novembre 2019, ndr) e Michele Antonio Romito (il maggiore dei fratelli, non indagato nell’operazione “Omnia Nostra” e in nessuna altra vicenda, ma citato solamente dagli inquirenti nelle carte, ndr), al termine del quale (foto sopra) i due si salutano affettuosamente”.

Ma c’è di più, “in occasione del trigesimo della morte di Francesco Pio Gentile (cugino di primo grado dei fratelli Romito, ucciso in un agguato davanti casa sua il 21 marzo 2019), la cerimonia religiosa aveva luogo presso la chiesa della frazione Macchia di Monte Sant’Angelo (chiesa di Macchia-Madonna della Libera), luogo di riferimento religioso ed anche di incontro degli elementi di vertice dell’associazione mafiosa ed, in particolare, di Pasquale Ricucci”.

Il legame con la “tradizione”

Secondo Gatti “il sodalizio è originariamente parte di un più vasto aggregato criminale riconducibile ai Montanari, in un’ideale continuità evolutiva, e rappresenta l’attuale assetto della componente facente originariamente capo ai Romito. La componente montanara dell’odierno sodalizio mafioso era già emersa a vario titolo nell’ambito della prima guerra del Gargano (dal 1978 al 1992), quella tra i Li Bergolis e i Primosa-Alfieri, come documentato dall’operazione Gargano, della fine degli anni ’90: la sentenza aveva escluso l’ipotesi associativa, riconoscendo solo singoli fatti omicidiari”. E “nell’ambito dell’operazione Iscaro-Saburo del 2004, in cui taluni dei suoi esponenti più significativi furono portati a giudizio quali componenti del clan dei “Montanari” come parte di un unico gruppo criminale mafioso insieme ai Li Bergolis”. 

“Come noto – prosegue Gatti -, il gup di Bari nel 2006, all’esito del rito abbreviato di Iscaro-Saburo, assolse la componente dei Romito perché avrebbero assunto un ruolo di ‘confidenti’ e di ‘agenti provocatori’; ruolo esercitato proprio a discapito dei Li Bergolis. Diversa l’impostazione della Corte di Assise di Foggia nella sentenza resa all’esito del dibattimento di Iscaro-Saburo, alla luce di una più completa acquisizione probatoria. A pag. 140 della sentenza del 7.3.2009 la Corte di Assise di Foggia scrive. (omissis) i Romito rappresentano soggetti che, sicuramente inseriti nel quadro associativo con un grado di autonomia rispetto ai sodali Li Bergolis…. non possono dirsi certamente estranei a quell’associazione’. La successiva operazione Blauer della DDA di Bari, culminata con l’arresto del latitante Franco Li Bergolis avvenuto nel settembre 2010, ha documentato la seconda guerra garganica (2009-2010), intercorsa tra i Li Bergolis e i Romito, a seguito della spaccatura che si era creata per la condotta processuale tenuta dai Romito in Iscaro-Saburo, qualificata dal gruppo contrapposto come un tradimento insanabile”.

“In questo contesto – ricorda Gatti -, vengono assassinati Romito Franco e suo figlio Romito Michele mentre scampano miracolosamente alla morte Romito Mario Luciano e Romito Ivan. Sul fronte Li Bergolis vengono uccisi Andrea Barbarino, il patriarca Ciccillo Li Bergolis e Clemente Leonardo, parente di Franco Li Bergolis. La componente di vertice dell’odierno sodalizio mafioso emerge in plurime indagini in materia di ‘rapine ai blindati’, tra cui spicca l’operazione Ariete della Procura di Foggia. Vi sono importanti passaggi motivazionali di quelle vicende giunte a sentenza, in cui si evidenzia come quei rapinatori fossero espressione di una più vasta struttura organizzata”. 

Gatti fa riferimento anche alle alleanze garganiche e in particolare a quelle con i viestani: “Il sodalizio mafioso oggetto del presente procedimento ha assunto un ulteriore ruolo da protagonista nell’ambito della terza guerra di mafia (2016-2019), quella scoppiata per il controllo di Vieste.  Un riconoscimento importante della connotazione mafiosa di questa nuova contrapposizione armata si rinviene nel riconoscimento dell’aggravante di mafia nelle recenti sentenze su quadruplice omicidio; tentato omicidio Caterino; omicidio Silvestri; tentato omicidio Raduano. L’organizzazione mafiosa, a seguito della strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, in cui perse la vita il capo storico Romito Mario Luciano, si è poi rimodulata nell’attuale clan Romito-Lombardi-Ricucci“.

L’omicidio di Gentile a Mattinata

Il familismo di matrice ‘ndranghetista

Sangue e famiglia, aspetti tipici della malavita garganica. “Anche in questa indagine di ‘mafia foggiana’ – spiega Gatti – vincolo di sangue e vincolo di mafia sono le due facce della stessa medaglia. Ricucci Pasquale è il cognato di La Torre Pietro; la sorella di Lombardi Matteo, Lombardi Pasqua, ha sposato Scarabino Michele, fratello di Scarabino Mario, a sua volta zio di Ricucci Pasquale. Lombardi Michele è il figlio di Lombardi Matteo. Il vincolo familiare viene poi esteso e legittimato attraverso i ‘comparaggi’. Ricucci Pasquale, nel 2019, poco più di sei mesi prima di essere ammazzato, è stato il padrino di battesimo del figlio di Lombardi Matteo. D’Ercole Leonardo è compare d’anello di Ricucci Pasquale che è, a sua volta, compare d’anello di D’Ercole Michele“.

Secondo Gatti, “il modello ‘familiare’ continua ad essere la misura dell’intensità dei legami tra i sodali, anche in assenza di un vincolo di parentela. Lombardi Michele è il figlio di Lombardi Matteo. Ancorché non siano parenti, l’affetto che La Torre Pietro riserva ad essi evoca il legame di sangue: La Torre Pietro: il figlio di mbà matteo, è un figlio per me, un figlio, mbà matteo è un padre per me, io li rispetto nell’anima“.

“La straordinaria saldezza di questo vincolo – evidenzia il magistrato – produce conseguenza mancanza di collaboratori di giustizia: ‘Allora lo sai perchè dicono che qua la gente, non esce il pentito, non esce, perchè è tutta una famiglia, una famiglia significa di sangue, mio cognato, mio fratello, più fiducia di quello penso che non ce ne sta’“.

Nell’analisi di Gatti anche solidarismo mafioso e mutua assistenza. “In tale contesto – spiega il magistrato – va inquadrata la consuetudine alla latitanza degli esponenti del sodalizio mafioso e la rete di fiancheggiamento e di supporto di cui essi possono disporre (durante l’indagine è stata monitorata la latitanza di Ricucci Pasquale, Quitadamo Antonio, Della Malva Danilo e vi sono reati di favoreggiamento delle suddette latitanze)”. 

La ferocia spregiudicata di matrice cutoliana  

“Quelli vengono da dentro le masserie, dalle campagne, quelli come uccidono gli animali uccidono i cristiani …è mafia garganica quindi… quando ti puntano sei morto… quindi me ne devo solo andare, il paese è in mano alla mafia”. Lombardi Michele: ‘Eh vabbe, mo ti metti contro di noi’“. Gatti spiega la ferocia anche attraverso le intercettazioni. “L’impatto della fama criminale di questa ferocia, amplificato dal ruolo di primo piano assunto dalla componente di vertice del sodalizio nell’ambito del percorso evolutivo della mafia garganica, è stato devastante per la comunità dei consociati, generando una condizione di assoluto assoggettamento ed omertà. Questa condizione di generalizzata soggezione ha sviluppato, nel tempo, una sorta di dipendenza mafiosa, in cui si è giunti ad una sorta di rassegnata e passiva accettazione degli equilibri imposti dalla prevaricazione mafiosa. In quest’ottica si è sviluppato il modello dell’estorsione ambientale – evidenzia Gatti -, in cui il pizzo è diventato il riconoscimento di una tassa di sovranità e la protezione mafiosa uno dei servizi erogati da una organizzazione criminale che opera con la logica del network e che gestisce il potere acquisendo consenso”.

L’auto di Mario Romito bersaglio di un agguato il 9 marzo 2017

Narcotraffico e salto di qualità. “Romito? È morto per Vieste”

“Il controllo della città di Vieste – spiega il magistrato -, attesa la sua rilevanza strategica nell’ambito del narcotraffico internazionale, è diventato un obiettivo primario del sodalizio mafioso, generando una feroce contrapposizione armata con il clan Li Bergolis, con la consumazione di oltre 20 gravissimi fatti di sangue negli ultimi cinque anni”.

Gatti riporta la parole di Francesco Pio Gentile detto “Rampino”, cugino dei Romito, ucciso il 21 marzo 2019 a Mattinata: “Io lo sai cosa ho detto a tutti quanti? – emerge l’interessamento su Vieste dell’intera associazione mafiosa -. Da quando, no anche prima di morire pure Mario – Romito Mario Luciano – ho detto noi i viestani li dobbiamo allontanare… vedi che Mario è morto per Vieste! Ancora pensi per chi è che è morto! Hai visto quante ne ha combinate! È arrivato a Vieste e gli hanno fatto la festa!”. 

Il focus di Gatti prosegue con il controllo del clan del comparto agroalimentare legato alle principali risorse del territorio: il mare e la pescala terra e l’agricoltura. “Si tratta di risorse considerate come beni su cui esercitare un dominio assoluto ed esclusivo, espressione di una sovranità territoriale che, fino ad ora, non sembra essere mai stata messa seriamente scalfita o messa in discussione”. 

L’intercettazione: “Nooo, a Manfredonia lascia perdere, a Manfredonia il mercato del pesce… è in mano ai delinquenti, tutto…”. Altro interlocutore: “Ma sono proprio a delinquere oppure sono collegati?…”. Primo interlocutore: “Nooo, è mafia, mafia del Gargano… proprio roba di Monte Sant’Angelo… proprio roba di Monte. I cristiani erano liberi… i marinai non ci sono più, sono tutti cristiani delinquenti… si prendevano le seppie tutti delinquenti… e mai sia li vai a toccare… mo è la botta. Devi mangiare? Devi lavorare? Ti devi stare fermo!”.

I vertici del clan Romito-Lombardi-Ricucci; foto pubblicata dagli inquirenti nell’ordinanza “Omnia Nostra”

Poi la terra e l’attività agricola e pastorale: “Il controllo del sodalizio mafioso esercitato mediante attività estorsiva e pratiche fraudolente. L’infiltrazione in quest’ultimo settore si è realizzata attraverso: l’acquisizione di terreni mediante titoli di possesso, in forza dei quali richiedere i sussidi della Politica Agricola Comune dell’UE, in particolare tramite imprese agricole costituite ad hoc; l’occupazione violenta di terreni e immobili ubicati in agro di Mattinata da parte dei fratelli Quitadamo, ottenuta facendo leva sull’esasperato clima di terrore imposto dagli stessi ai legittimi proprietari, da cui è derivato un indiscriminato sfruttamento di vaste porzioni di territorio a vantaggio delle attività di allevamento delle imprese riconducibili al sodalizio mafioso”. E ancora: “L’attività estorsiva realizzata mediante l’imposizione di assunzioni lavorative di soggetti vicini o comunque assoggettati all’organizzazione, al fine di percepire provvidenze da parte dell’INPS per centinaia di migliaia di euro”.

Giuseppe Gatti

L’intercettazione: “L’animale, non è l’animale che ti porta i soldi… sono tutte le carte attorno attorno che ti danno i soldi, l’animale in se per se non ti da neanche da campare alla fine dei conti…bastano 20 mucche per fare la domanda e pigli per 100 ettari, e ti danno 30/40 mila euro all’anno. Te li danno perchè tu hai questi 100 ettari per gli animali, sai quanto me ne frega delle 20 vacche? non le vado manco a vedere dove si trovano… piano piano, andiamo… dici ‘vedi che tu mi devi dare pure il marchio dop per i caciocavalli’ che poi io il caciocavallo lo vado a comprare a San Marco non me ne frega niente”.

Infine, Gatti ricorda che è anche “emersa un’allarmante progettualità finalizzata al condizionamento politico-elettorale. Il progetto, per come emerso dalle successive attività d’indagine, non si concretizzava, perché, nel frattempo, La Torre Pietro diventava irreperibile, iniziando un significativo periodo di latitanza interrotto dal suo arresto avvenuto ad Apricena il 14 aprile 2020″. (In alto, Gatti; sullo sfondo, l’incontro tra Pasquale Ricucci e Michele Romito documentato in “Omnia Nostra”)

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