Università di Foggia “premia” l’Attacco, giornale dichiarato “fallito”. Bufera per il bando “Riparti”, docenti pronti al ricorso

Secondo gli esclusi, i prescelti non sarebbero stati scelti per metodi meritocratici e non ci sarebbe stata alcuna pubblicità. Il caso della ricerca sull’informazione locale redatta da De Nardis

Da sempre uno dei nei dell’industria meridionale è la scarsa attitudine alla ricerca applicata e alla valorizzazione delle divisioni di R&S (ricerca e sviluppo), dove raramente si cerca la collaborazione delle università. Ma con un avviso pubblico la Regione Puglia sta cercando di creare una maggiore relazione tra imprese e atenei.

Si chiama “RIPARTI”, l’iniziativa attraverso la quale l’Ente regionale intende realizzare e sostenere un circuito virtuoso che veda la ricerca applicata all’industria, come fattore determinante per lo sviluppo territoriale, in termini di sostenibilità, innovazione, investimenti sul proprio capitale umano, capacità di programmare il passaggio generazionale, internazionalizzazione, legame con il territorio e con le proprie filiere produttive.

La finalità dell’intervento è quella di stimolare i soggetti che a diverso titolo operano in Puglia nel campo della ricerca (Università ed EPR), a superare i confini delle loro traiettorie individuali, favorendo la formazione, attraverso il finanziamento di assegni di ricerca professionalizzanti, di nuovi ricercatori e l’inserimento nel sistema produttivo regionale di alte professionalità in grado di rispondere ai fabbisogni di innovazione.

La dotazione finanziaria complessiva è pari a 10.000.000 di euro a valere sulle risorse del POC Puglia FESR / FSE 2014 -2020 –Asse X-Azione 10.4, per un numero massimo di 280 beneficiari, per assegni di ricerca della durata di 18 mesi ed un costo previsto per il reclutamento di ciascun assegnista, comprensivo della quota di oneri accessori a carico delle Università e degli EPR beneficiari, pari ad un importo lordo annuo di 23.786,55 euro.

Ebbene l’Unifg ha inteso presentare 40 progetti candidabili e ha redatto una sorta di sotto avviso, creando dei criteri ad hoc per la selezione dei progetti. Come si legge nella recente delibera firmata dal rettore Pierpaolo Limone al fine di garantire l’equa rappresentanza delle diverse Aree Scientifiche di Ateneo e la più ampia partecipazione dei docenti, il Collegio dei Direttori di Dipartimento, nel corso della seduta del 29 novembre 2021, ha individuato alcuni criteri utili a disciplinare la partecipazione dell’Università di Foggia a Riparti.

Anzitutto l’Unifg ha deciso di ripartire le aree e di assegnare un numero massimo di progetti per ciascuna area scientifica: 10 per Area Medica; 8 per l’Area Agraria; 8 per l’Area Economica;  per l’8 Area Giuridica e 8 per l’Area Umanistica. Poco importa se nel territorio le imprese più importanti siano quelle dell’agroalimentare e della meccanica e l’Unifg sia collocata nella più grande pianura d’Europa, prima per la produzione di orticole, che ha la necessità di avviare percorsi di transizione ecologica e di contrasto al caporalato.

Obiezioni dei docenti

Tali criteri hanno sollevato diverse obiezioni tra più di un docente Unifg, che si è visto scartare, da referente scientifico, il proprio progetto di ricerca cofinanziato da imprese pugliesi. Si assume che le regole adottate dal Senato accademico per la selezione dei progetti comportino che un’impresa non possa presentare più di un progetto e che un docente non possa presentare più di un progetto; ma che gli SpinOff universitari, tra cui anche quello del rettore Limone, il Serious Game Factory SGF srl, possano presentare tre progetti se questi sono presentati da tre diversi docenti.

Non è escluso che i docenti fatti fuori possano decidere di fare ricorso, dal momento che tutte e tre le regole prescindono dal merito scientifico dei progetti; di fatto, al momento della selezione dei progetti erano noti solo i loro titoli e le imprese coinvolte. Del resto tutte e tre le regole non sono previste dal bando, poiché l’avviso prevede che la selezione sia fatta a livello regionale e non preordinata dagli Atenei.

Secondo i docenti esclusi, i prescelti non sono stati scelti per metodi meritocratici. Né c’è stata alcuna pubblicità nei confronti delle imprese che avrebbero potuto partecipare e avviare percorsi di ricerca e sviluppo. È stato l’Ateneo a chiamare le imprese, secondo percorsi non istituzionali e pubblici, ma quasi privatistici. Un esempio su tutti può essere l’assegno previsto per il progetto L’informazione locale come costruzione sociale, che ha come responsabile scientifico il professore romano Fabio De Nardis, referente del nuovo master in giornalismo, il quale ha prescelto come partner un quotidiano locale, l’Attacco, non si sa bene in base a quale criterio. Se per tiratura, copie vendute, particolari innovazioni giornalistiche di formati e linguaggi, menzioni nelle inchieste giudiziarie antimafia, numero di querele, numero di condanne, denunce penali, durc in regola etc.

“Il bando regionale non prevede alcuna limitazione al numero di progetti presentati da uno stesso docente, mentre l’università penalizza il docente particolarmente meritevole che è stato in grado di presentare più progetti. Va inoltre rilevato che se un docente presenta più progetti l’Università ne seleziona solo uno, il quale potrebbe essere bocciato dalla Regione in fase di valutazione reale. Questa è una ulteriore penalizzazione del docente. Il bando non prevede che l’università faccia una selezione interna dei progetti. La selezione dei progetti è in capo alla Regione. In ogni caso, se l’Università volesse fare una selezione interna, non richiesta dal Bando, essa non può essere eseguita con regole diverse da quelle riportate nel bando. Manca la corretta concorrenza tra le imprese, difatti i criteri scelti dal rettore avvantaggiano gli SpinOff rispetto alle altre imprese”, osservano i docenti intenzionati a fare ricorso.

“Me lo ha consigliato un ragazzo”

Raggiunto al telefono, il docente De Nardis ha spiegato le sue ragioni. “Non sono di Foggia, sono romano e vivo a Lecce – spiega -, non conosco bene la realtà. Un paio di conoscenti, di Manfredonia, mi hanno consigliato questo giornale, perché coniuga carta stampata e online: è un modo per studiare i processi di una realtà locale che resiste, mentre molte altre chiudono”. Il ricercatore però, nonostante lo studio, ignorava che la società editrice storica del quotidiano in questione, la Well.Com – Communication Consulting srl, fosse fallita nel 2018, per via di una massa debitoria di oltre 1 milione di euro. Oggi, infatti, lo stesso giornale viene edito da un’altra società, ma con lo stesso nome e lo stesso direttore responsabile. De Nardis, spiega che “c’era un’opportunità di finanziamento della Regione e, dunque, ho accettato il consiglio” di questi conoscenti. Il rettore, Pierpaolo Limone, d’altro canto, stizzito sostiene che non c’è nessun “vincolo all’attività di ricerca, come precisato nella Costituzione”, e che “il ricercatore può decidere di lavorare su qualsiasi argomento”. L’Università, dunque, ha deciso di prendere come “Case Study” e “maggiormente rappresentativo del territorio” il quotidiano in questione.

La sentenza che decreta il fallimento della società editrice de l’Attacco

“È stata una scelta casuale – rimarca De Nardis -, non vengo spesso a Foggia perché sono qui da meno di un anno, peraltro in piena emergenza pandemica. Non ho ancora un’opinione precisa al riguardo. Ho detto che è il più rappresentativo, ma è stata una deduzione perché non conosco molto la storia di questo giornale. Studieremo anche questo, nell’ambito di questa partnership che non è con il quotidiano l’Attacco, ma con la Viral Communication (società di comunicazione dello stesso giornale). La rappresentatività la danno le vendite, i numeri e il ruolo nel dibattito pubblico”, precisa. Ma i dati? Nessuno li ha visti. (In alto, la sede dell’Università di Foggia; nei riquadri, il direttore de l’Attacco Piero Paciello e il rettore Limone; sotto, estratto della sentenza di fallimento della testata)

Seguici anche su Instagram – Clicca qui





Change privacy settings