Le mire della mafia garganica sulle residenze per anziani. “Stanno anche malati e down, là sono soldi sicuri”

È quanto emerge dalla lunga ordinanza “Omnia Nostra” contro il clan Romito-Lombardi-Ricucci. Le dritte dell’imprenditore Borgia a Pietro La Torre per mettere le mani su una struttura di Manfredonia

La mafia garganica progettava di lanciarsi nel mondo redditizio delle strutture residenziali per anziani. È quanto emerge dalla lunga ordinanza “Omnia Nostra” del gip Marco Galesi. 48 indagati di cui 32 arrestati nel clan Romito-Lombardi-Ricucci, egemone a Manfredonia e Mattinata, con alleanze criminali in diverse zone della provincia di Foggia.

Grazie ad alcune indicazioni dell’imprenditore Salvatore Borgia (indagato), il gruppo criminale stava studiando il modo per entrare nel “business degli anziani”, un’idea che non si sarebbe concretizzata a causa del forte controllo sui boss da parte degli inquirenti. Erano passati pochi mesi dalla strage di San Marco e da altri agguati mafiosi e l’attenzione investigativa sugli affari del clan erano molto alte.

Risale al luglio 2018 l’incontro tra Borgia e Pietro La Torre alias “U’ Muntaner” o “U’ figlie du poliziot”, elemento di vertice dei Romito. “Emerge – riportano le carte dell’inchiesta – la prima fattispecie di cointeressenza tra mafia ed impresa, centrata sulla ristrutturazione ed avviamento” di una residenza socio sanitaria per anziani di Manfredonia. Borgia intercettato: “È una struttura sanitaria, assistenza agli anziani, malati mentali, no? Là sono soldi sicuri. Vi può interessare?”. La Torre: “Sì… però parentesi, dobbiamo vedere come dobbiamo entrare in questa cosa qua… molto fuori”. Un terzo interlocutore, collante tra Borgia e il clan, spiega: “Devi mettere a tua moglie, i più puliti… i cristiani più puliti che hai li prendi e li metti dentro”. Ancora Borgia: “Facciamo le cose serie, tranquillo. Rappresentiamo noi”. A parere degli inquirenti l’imprenditore “è proattivo nel farsi promotore della cornice legale attraverso cui l’associazione mafiosa investirà nel progetto”. “Con tranquillità e serenità… il vostro budget rientrerà annualmente”.

Sempre Borgia: I vecchi, là, ci sono i vecchi, ci sono i malati mentali, e ci sono i down che vanno, ci sta gente che va la mattina e rientra il pomeriggio. Su quelli, già tu vai a prendere circa un milione e mezzo al giorno…”. L’affare, particolarmente lucroso, non presenterebbe particolari rischi d’impresa: “Vieni pagato, sono soldi sicuri, perché tu non rischi, stanno stanziati, le convenzioni sono per 12 anni… le cose vanno fatte con eleganza e professionalità”. E da “una battuta di La Torre – riportano sempre gli inquirenti – emerge che per eleganza e professionalità gli interlocutori intendono le modalità di occultamento del finanziamento mafioso che se scoperto porterebbe al sequestro del bene…” La Torre: “Eh si! Perché sennò è una struttura che viene sequestrata di corsa… subito”. La situazione non preoccupa Borgia: “Ci stanno persone di fiducia, ci sono i sistemi, ci sta la società che viene a fare le pulizie, ci sta la società che fornisce i prodotti, ci sta la società, poi ci sono i dipendenti… là, ci stanno 50 dipendenti, i tre milioni di oggi, no? I tre milioni di incasso di oggi, due se ne vanno di spese e uno rimane all’interno della società, si devono pagare un po’ di tasse… e stiamo tutti tranquilli, possiamo andare avanti, e possiamo ampliare”.

“Non esce il pentito perché è tutta una famiglia”

In seguito La Torre acconsente a proporre l’iniziativa ai vertici della consorteria (Matteo Lombardi e Pasquale Ricucci, ndr): “Ragazzi, sediamoci, fammi parlare con quegli altri e vediamo”. Poi Borgia reitera la sua proposta di collaborazione: “Se c’è il consenso a ragionare, io sono disposto a venire a ragionare”. Secondo gli inquirenti, La Torre, esaurito per il momento il suo compito, si rimette alla volontà dei suoi capi. Borgia: “Anziché fare venire persone da fuori se abbiamo la possibilità qua sul posto lo facciamo…” La Torre: “Si”. Borgia: “Poi mangiando mangiando viene l’appetito, noi siamo di questo parere… ma parla solo con persone di tua fiducia”. In seguito, riporta ancora il gip “La Torre rassicura sull’affidabilità dei suoi interlocutori legati saldamente tra loro da vincoli di sangue: ‘No, sono cose, è di sangue il fatto’, aggiungendo significativamente che l’aggregato criminale di appartenenza è cementato da vincoli di parentela che lo preservano dalle fuoriuscite di eventuali collaboratori di giustizia ed, ancora una volta, La Torre fa emergere quale suo primo riferimento il cognato Pasquale Ricucci (boss ammazzato a novembre 2019, ndr): ‘Allora lo sai perché dicono che qua la gente, non esce il pentito, non esce perché è tutta una famiglia, una famiglia significa di sangue, mio cognato, mio fratello, più fiducia di quello penso che non ce ne sta’”.

“Si riempie in due secondi”

Dalle intercettazioni spuntano anche alcuni calcoli matematici sui possibili profitti: “Su 50 ragazzi che vanno la mattina e se ne vanno il pomeriggio. Poi ci stanno quelli fissi… dementi… i malati mentali. Stanno altri 60 e prendi 70 euro al giorno… poi stanno altri venti anziani”. “70 euro a persona”. “Altri 20 anziani fissi”. Borgia: “Voi dovete stare fuori, vi dovete fidare, vi arriva tutto quello che vi arriva, si creano altre società, bello pulito, si pagano le tasse e nessuno può rompere il cazzo perché io ho un po’ di esperienza in questo settore”.

Dopo aver lasciato Borgia, La Torre si sofferma con il terzo interlocutore che si dice convinto di “riempire” velocemente la struttura ospedaliera: “Se là dicono di sì che se la prendono quella si riempie in due secondi”. La Torre: “No, meno di due secondi”. A parere degli inquirenti, La Torre “è consapevole della forza di intimidazione di cui si avvalgono gli appartenenti all’associazione mafiosa per valorizzare la gestione di attività economiche”. “Devono venire là, punto. Capito? Lo fai subito questo fatto”.

Lombardi, La Torre e Ricucci

Il “No” dei capi: “Troppi bordelli”

La mattina del 16 luglio 2018, La Torre riferisce a Borgia la decisione “di non partecipare – riporta l’ordinanza ‘Omnia Nostra’ – all’investimento prospettato nella residenza socio sanitaria”. Secondo quanto appreso dagli inquirenti, “la motivazione del diniego risiede nella percezione dei vertici dell’associazione mafiosa di vivere allo stato momenti critici, in considerazione del capillare monitoraggio delle forze di polizia e della concreta ipotesi che gli stessi vertici possano essere destinatari di provvedimenti restrittivi e pesanti condanne. Borgia non si scompone e rimane a disposizione per altri progetti, eventualmente di minor impatto”. La Torre: “Salvatore io ho parlato un po’ con i parenti, ma quelli dicono: ‘La cosa è grande, lascia perdere, già stanno i bordelli! Stanno, dice, se è un’altra volta, in tempi migliori si! Ma mo…”. Il terzo interlocutore: “Il problema è che tengono paura che possono attaccarli (essere arrestati) oggi o domani!”. La Torre: “Sta il bordello, hai visto!? Sta il casino proprio un mondo un mondo un mondo un mondo”. 

La Torre riporta le “difficoltà degli appartenenti alla consorteria di imbarcarsi in progetti di lungo periodo, in considerazione della concreta possibilità che in un prossimo futuro possano essere arrestati ed eventualmente scontare pesanti condanne”. La Torre: “Prendo 30 anni di carcere, statti bene”. Borgia: “Ti saluto”. La Torre: “Si, si, quando mi spiccio?!”. Ma Borgia è comunque “costantemente disponibile – secondo quanto scritto in ordinanza – a fare affari con l’associazione mafiosa”: “Magari fate una cosa più piccola che vi può interessare, o non fate niente. Decidete voi insomma, di cose da fare uh quante ce ne stanno!”. (In alto, una foto di archivio di residenza per anziani; nel riquadro, La Torre e Ricucci in un’immagine tratta dall’ordinanza “Omnia Nostra”)

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