Già 15 imprenditori nell’Antiracket di Foggia, si spera in altre adesioni. Il presidente Zito: “I tempi sono maturi”

“Negli ultimi anni tante cose sono cambiate, l’impegno dello Stato è sotto gli occhi di tutti. E anche da parte delle vittime c’è maggiore coraggio”. Il 17 gennaio la presentazione ufficiale in Prefettura

È Alessandro Zito il presidente dell’associazione antiracket di Foggia. Dopo l’esperimento fallito nel 2014, un gruppo di imprenditori e commercianti prova ad abbattere il muro di omertà e dire basta al sistema estorsivo applicato dalla mafia locale. Il 17 gennaio la presentazione ufficiale in Prefettura alla presenza del presidente onorario della fondazione antiracket nazionale, Tano Grasso e di altre importanti autorità. Zito, un tempo titolare dell’azienda “AZ Ceramiche”, è stato scelto nel ruolo di presidente: “Al momento siamo una quindicina di foggiani tra imprenditori, commercianti e altri operatori economici – spiega a l’Immediato -. La maggior parte dei componenti ha affrontato serie problematiche tra minacce e richieste estorsive, altri si sono avvicinati per un sostegno spontaneo. Credo siano maturati i tempi per lanciare un’associazione antiracket anche a Foggia. Io facevo già parte del vecchio gruppo, ma andò male. Negli ultimi anni, però, tante cose sono cambiate, l’impegno dello Stato è sotto gli occhi di tutti. E anche da parte delle vittime c’è maggiore coraggio. Siamo tutti più maturi rispetto a qualche anno fa”. Poi spiega: “Ognuno deve metterci del suo. Occorre una mano da parte dell’intera cittadinanza. Il nostro faro è Tano Grasso – prosegue Zito -. Con la sua esperienza può darci tanti spunti, ma sta a noi dare continuità”.

Zito ricorda le minacce subite: “Una serie di episodi dal 2012 fino a qualche anno fa. Ma non ci sono mai stati arresti o processi. Ci sono indagini in corso, non posso dire molto”. Oggi Zito opera nel settore edile e vive a Pescara “dove mi sono trasferito a causa delle richieste estorsive”. Ma per lavoro, l’imprenditore si reca settimanalmente a Foggia.

Il suo trasferimento a Pescara coincise con gravi problemi legati alla gestione dell’azienda, ma Zito collega le difficoltà alle minacce della malavita. L’imprenditore, proprio nel periodo della denuncia sporta per le intimidazioni subite, fu destinatario di una raffica di decreti ingiuntivi, sommerso da una debitoria spaventosa. “In quel momento ero molto preoccupato e abbandonai i miei interessi, sbagliando e facendo errori personali. A causa delle minacce non pensai più alla mia attività”. Ma il passato sembra ormai alle spalle ed oggi Zito si pone in prima linea nella lotta al racket. Foggia spera di replicare il successo di Vieste, dove numerosi imprenditori si unirono contro i clan garganici e, insieme, sfilarono in tribunale per testimoniare contro i propri aguzzini.

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