Foggia, suggestione Deli per gennaio. Si pensa anche a Peralta. L’amarcord di mercato di Sciacca

L’ex calciatore ricorda la sua esperienza con il duo Zeman-Pavone. “Nel 1992 io e Torricelli avanzammo dalla Serie D alla Serie A. Fu un’occasione che svoltò la mia carriera”

È iniziata da pochi giorni la sessione invernale di calciomercato in Serie C. Il Foggia non ha ancora messo a segno nessun colpo in entrata, ma il direttore sportivo Peppino Pavone è attivo su più fronti per fornire a Zeman i giusti tasselli per migliorare l’attuale rosa. In uscita ci sono Markic, Ballarini e Vigolo, i quali hanno disatteso le aspettative iniziali per le quali erano stati ingaggiati in estate. In entrata, invece, Pavone garantirà almeno un rinforzo per reparto. I profili in fase di studio sono molti, e tra questi figura la suggestione Deli, che ha già indossato la maglia del Foggia dal 2017 al 2019 mostrando spiccate qualità tecniche e tempi di inserimento da invidiare. Il nodo rimane, però, il suo ingaggio e la volontà del calciatore di non retrocede di categoria. Dalla Serie B potrebbe arrivare Diego Peralta, esterno destro, che in questa stagione non ha trovato moltissimo spazio alla Ternana. Pavone sta osservando anche calciatori delle serie inferiori, a caccia di talenti interessanti. Negli anni, il ds barlettano e Zeman non hanno mai rinunciato a scommettere su giovani di prospettiva. Nel 1992, ad esempio, il Foggia militava in Serie A e, nonostante ciò, decise di puntare su Nicolò Sciacca. Il giovane centrocampista militava nel Trapani, in Serie D. Sciacca ha ricordato quel momento ai microfoni de l’Immediato: “Ero il calciatore che arrivava dalla categoria inferiore rispetto a tutti gli altri. Ricordo che nello stesso anno, io e Torricelli – che venne acquistato dalla Juventus, ndr – avanzammo dalla Serie D alla Serie A. Fu un’occasione che svoltò la mia carriera”.

Attualmente, pochi club italiani investono sui giovani, a differenza di ciò che avviene all’estero. Per Sciacca, “i calciatori con qualità innate ci sono, ma tutto dipende dalle politiche societarie: l’allenatore deve sapersi imporre, ma allo stesso tempo deve ricevere il sostegno della società. A Foggia, Zeman e Casillo erano un’unica persona. Il presidente ha sempre appoggiato e si è sempre fidato dell’allenatore. I risultati ne sono la prova e la conseguenza”.
La possibilità di essere allenati da Zeman è una ghiotta opportunità e un privilegio che i calciatori contattati dal Foggia dovrebbero cogliere al volo. Proprio per questo, sono ricche di stima le parole di Nicolò Sciacca rivolte al boemo: “Zeman è un maestro. Ancora oggi, a mio parere, è venti anni avanti rispetto agli altri. È uno di quegli allenatori che nasce ogni cinquant’anni, come Sacchi e Guardiola”. Ma, per l’ex centrocampista rossonero, è difficile scovare talenti che abbiano la giusta determinazione: “Oggi molti ragazzi, già prima di presentarsi, chiedono: “Quanto mi paghi?”. Io firmai il contratto in bianco perché per me era più importante prima dimostrare di poter meritare quel palcoscenico”. Proprio le doti umane, oltre che tecniche, dei calciatori sono uno dei fattori che contribuiscono al successo di una squadra.

“La bravura della società e la lungimiranza dell’allenatore devono miscelarsi con la fortuna di avere uno spogliatoio compatto, formato da uomini, prima che da calciatori” precisa Sciacca, che non può far a meno di ricordare quel gruppo fantastico che fece sognare i tifosi rossoneri in Serie A: “Non ci fu mai una discussione tra noi, mai un equivoco di nessun genere. Lavoravamo tutti per lo stesso obiettivo. Noi – i calciatori che fecero parte della rosa rossonera dal 1992 al 1994, ndr – abbiamo ancora un gruppo WhatsApp in cui giornalmente scambiamo messaggi”. E qui, Sciacca ai nostri microfoni svela un aneddoto curioso: “Alcuni mesi fa, rivedendo un video sul passato, Di Biagio commentava: “Anche se ci avessero chiesto di sbattere la testa su uno spigolo di cemento armato, non ci saremmo tirati indietro”. Ciò fa capire che avevamo tanta fame di imporci. Ci allenavamo a San Ciro scavalcando i cancelli e questa voglia di emergere ci accompagnò a lottare per la Coppa Uefa fino all’ultima partita di Serie A. Tutto ciò è difficile riscontrarlo nei giovani di oggi”.

Tornando al presente, il Foggia nel girone d’andata non ha espresso con continuità un calcio divertente, che tutti si aspettavano di vedere dall’arrivo di Zeman. Anche Sciacca è dello stesso avviso: “Ho visto solo parte della partita contro il Catania. Di Zeman in questa squadra ho visto pochissimo. Un regista può girare al meglio il suo film con degli attori di primo ordine, ma diventa molto più complesso farlo con interpreti di secondo ordine. La qualità degli uomini aiuta a sviluppare le tue idee”. Nonostante le doti non eccelse della rosa attuale, per l’ex centrocampista rossonero il tempo è il miglior alleato di questa squadra: “La forza di Zeman è la continuità dell’applicazione dei suoi principi. Gli schemi vengono provati tante volte al giorno, a velocità sempre superiore. In questo modo, prima di ricevere la palla, l’attaccante sa già dove andrà a finire la sfera di gioco. Tutti sanno leggere i movimenti e le giocate dei compagni in anticipo e, con il tempo, il gioco diventa sempre più efficace”. Sciacca ha accompagnato la sua tesi ricordando ciò che accadde quando lui militava nel Foggia: “Nonostante avessimo già acquisito tutti gli schemi, Zeman ce li faceva provare sempre mattina e sera. Subito dopo, quando arrivò Catuzzi, nel girone d’andata eravamo nei piani alti della classifica. A fine anno, però, retrocedemmo. Avevamo perso calciatori importanti come Seno e Stroppa, altri come Bresciani e Kolyvanov per infortunio, ma l’handicap più grande fu il non provare più con continuità quegli schemi che ci aveva insegnato Zeman”.



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