“Mia suocera con frattura del femore respinta al Ps di Manfredonia”. Riesplode la polemica sull’ospedale

La segnalazione di un lettore riaccende la questione sui disservizi della struttura. E, intanto, il consigliere regionale Gatta torna alla carica

“Vorrei segnalare un fatto increscioso avvenuto stanotte”. Inizia così la denuncia di un lettore alla nostra testata. “Con ambulanza 118 – spiega -, siamo arrivati al Pronto soccorso dell’ospedale San Camillo di Manfredonia. Mia suocera aveva una frattura al femore evidente stando al giudizio del medico accompagnatore. Il medico dell’ambulanza, dopo essere entrato in Pronto soccorso, ne è uscito poco dopo sconsolato, dicendo che bisognava andare a Casa Sollievo, l’ospedale di San Giovanni Rotondo, perché gli hanno riferito che ai pazienti non autosufficienti (barellati), non si possono eseguire radiografie. Mi domando, un paziente con frattura al femore può mai stare in piedi? E che grado di autosufficienza può avere? La centrale del 118 come mai non era al corrente dell’interruzione del servizio, dato che ha dirottato l’ambulanza su Manfredonia? Si sente spesso dire che si sta depotenziando l’ospedale di Manfredonia. Ha ha senso mantenere un servizio che in pratica non serve per le urgenze? Sembra quasi una scusa per non essere disturbati, perché a mio parere la Radiologia o funziona o non funziona. È se al posto di un femore rotto si fosse presentato qualcuno con qualcosa di più urgente?”.

Proprio in queste ore, il consigliere regionale di Forza Italia, il manfredoniano Giandiego Gatta è tornato a parlare dell’ospedale “San Camillo” per denunciare una lunga serie di “disservizi e criticità”. Così il consigliere: “Da sempre svolgo un’attività di controllo e denuncia e nei giorni scorsi ho deciso di presentare una lunga interrogazione a riguardo, a fronte delle promesse (ancora non mantenute) del direttore generale della Asl Foggia che, lo scorso 29 novembre, aveva annunciato il potenziamento di servizi, operatori e strumenti diagnostici. Ad oggi, infatti, non solo non si registra alcun intervento nella direzione succitata, ma permangono gravissime criticità in danno del nosocomio. Innanzitutto, gli ascensori della struttura che, da mesi, sono fuori servizio e non sono stati ancora riparati, nonostante ripetuti appelli e richieste avanzate in tal senso. Una circostanza che ho già denunciato e non è di secondo ordine, considerando che un ospedale è un luogo frequentato da persone che potrebbero non essere nelle condizioni di deambulare”.

“Ma andiamo avanti. Il servizio di Ginecologia e Ostetricia è sospeso da oltre un mese su disposizione del capo dipartimento Materno-Infantile per carenza di anestesisti e personale di comparto. Le interruzioni volontarie di gravidanza, invece, sono ferme da oltre due mesi, nonostante quanto previsto dalla delibera n. 1722 del direttore generale della Asl di Foggia, che recita: ‘l’UOC (Unità Operativa Complessa) di Ostetricia e Ginecologia del P.O. di Cerignola, unitamente al servizio di Ostetricia e Ginecologia del P.O. ‘San Camillo de Lellis’ di Manfredonia è già attiva in attuazione della legge 194/1978′.  Inoltre, in merito alla sospensione, il 25 novembre scorso la Direzione Generale della Asl dichiarava, con un comunicato stampa, che tale improvvida disposizione non era stata condivisa con essa Direzione Generale, né anticipata da una informativa preliminare, e che le attività sarebbero state riattivate al più presto. Anche in ordine a questo gravissimo disagio, nonostante le mie ripetute denunce ed interventi, le rassicurazioni fornite dai vertici della Asl diverse settimane orsono, non hanno trovato alcun riscontro; molte donne, peraltro, hanno prenotato e pagato delle prestazioni ginecologiche che, a causa della sospensione del servizio, sono state rimandate a data da destinarsi, senza alcuna certezza di tempi. Non solo: mancano importantissimi strumenti diagnostici, come l’isteroscopio, che consentono la diagnosi ed eventualmente il trattamento di diverse condizioni patologiche a carico dell’utero. Le criticità che affliggono il nosocomio sipontino riguardano, però, tutte le specialità mediche, nessuna esclusa. Tra le tante, a titolo esemplificativo, vanno citate: la grave carenza di anestesisti in Chirurgia e di medici nei vari reparti; macchinari obsoleti in Radiologia e non solo; riduzione dei tecnici in servizio, causa pensionamento, nel Laboratorio di analisi, non ancora sostituiti; la mancanza di holter, da circa tre anni,  in Cardiologia, la rottura dei cavi del monitoraggio ecg, le telemetrie senza fili nelle stanze di degenza ordinarie, che non rilevano la traccia, e tanto, tanto altro, ancora. È il momento che qualcuno risponda non solo a me, ma a tutti i cittadini che da anni assistono al depauperamento dell’ospedale San Camillo”.





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