Un passato con problemi di droga, poi l’estorsione al padre infine il femminicidio. L’escalation criminale di Angelo Di Meo

Il killer ha ucciso la moglie in un pianterreno di via Fabriano. Non stavano più insieme ma continuavano a convivere. Nel 2017 l’uomo fu anche arrestato per estorsione al padre

Ha esploso 5 colpi di pistola, calibro 3,80, quattro alle gambe e uno allo sterno, fatale. Così Angelo Di Meo, 44enne di Cerignola, ha ucciso la moglie Nunzia Compierchio, 41 anni, alle prime ore del pomeriggio di domenica 5 luglio. Il sangue in un pianterreno di via Fabriano, periferia di Cerignola. I due – stando a quanto riferiscono gli inquirenti – non si amavano più, ma continuavano a convivere da separati in casa. Avevano tre figli, due minorenni e un maggiorenne, quest’ultimo in carcere per rapina.

Ieri hanno pranzato dai genitori di lui, in seguito il killer ha accompagnato la donna a casa e se ne è andato. Poi però è tornato indietro, è entrato nel pianterreno e ha sparato. Per Nunzia non c’è stato nulla da fare. Cosa sia scattato nella testa di Di Meo al momento è un rebus.

In passato l’uomo aveva avuto problemi di tossicodipendenza. Nel 2012 la donna lo denunciò per inosservanza degli obblighi familiari. Nel 2017, invece, fu arrestato per estorsione nei confronti del padre. Una escalation criminale culminata in un pomeriggio di sangue e nell’ennesimo femminicidio.

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