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Home - Le verità del “Meticcio”, pentito della mafia garganica. Rivelazioni sui canali della droga e sulla “Gomorra” di Vieste

Le verità del “Meticcio”, pentito della mafia garganica. Rivelazioni sui canali della droga e sulla “Gomorra” di Vieste

Di Francesco Pesante
26 Gennaio 2022
in Inchieste
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Qualcosa si muove nel mondo della malavita foggiana e il muro di omertà si sta lentamente sgretolando. Lo dimostra il pentimento di alcuni esponenti di vertice dei clan garganici. A Vieste, in particolare, si registrano già quattro collaboratori di giustizia nel giro di pochissimi anni, quasi tutti ex componenti del clan Raduano, il più potente della città. Tra questi spicca Danilo Pietro Della Malva detto “U’ Meticcio”, ex braccio destro del boss Marco “Pallone” Raduano.

Le sue dichiarazioni sono già state acquisite in alcuni dei più importanti processi ai clan della provincia. Della Malva, attualmente in una località protetta, ha ricostruito agli inquirenti i presunti assetti della malavita, soprattutto garganica, parlando dei canali della droga e della “Gomorra” di Vieste, una guerra tra clan che negli ultimi anni ha visto morire alcuni giovanissimi. “Appartenevo al clan Raduano capeggiato da Marco Raduano e Anthony Azzarone che operava sul territorio di Vieste, Mattinata, Peschici e in altri territori dell’area garganica. Le attività prevalenti del clan andavano dai furti, alle rapine, armi, droga, estorsioni, omicidi e tentati omicidi con utilizzo delle armi”.

E su di lui: “Io ero inserito nella struttura del clan con un ruolo di rilievo, venivo dopo Raduano e Azzarone. Ero uomo di fiducia e braccio destro del capo e poi c’erano gli altri ragazzi”.

Riferimenti anche ai rivali Iannoli-Perna: “C’erano altri gruppi criminali che operavano, in particolare il gruppo Iannoli-Perna. Il capo era Girolamo Perna, che poi è stato ammazzato; i nuovi capi sono diventati i cugini Iannoli, Giovanni e Claudio”. Nel gruppo Della Malva ha indicato anche i vari Prencipe, Romano, Stramacchia, Russo, Trimigno e il defunto Gianmarco Pecorelli, quest’ultimo ucciso in un agguato.

“Il clan era dedito agli stessi reati che commetteva il nostro gruppo – ha spiegato il pentito -. Anzi, nel periodo in cui i componenti del nostro gruppo erano detenuti, il gruppo Iannoli aveva preso il controllo delle attività illecite. Per l’accesso al sodalizio criminale, la commissione e l’esecuzione di un omicidio costituisce momento fondamentale perché si dà dimostrazione di essere affidabile agli occhi degli altri componenti del sodalizio”. Secondo quanto appreso da un ex rivale, il clan Iannoli-Perna “si occupava anche di sbarchi di sostanza stupefacente del tipo marijuana che facevano nella zona di Foce Varano o San Menaio. La sostanza stupefacente proveniva dall’Albania e l’asporto lo effettuavano gli albanesi. Questo avveniva nel periodo a cavallo ta gli anni 2015/2018. Per questi traffici di stupefacente il gruppo Iannoli-Perna cooperava con il gruppo Li Bergolis di Monte Sant’Angelo”.

Si parla di tonnellate di droga, molte delle quali sequestrate dalle forze dell’ordine durante le numerose operazioni antimafia effettuate in questi anni. Tra queste “Coast to Coast”, blitz che ha portato ad importanti condanne in secondo grado, come quella nei confronti di Libero Frattaruolo detto “Ruscett”, pezzo grosso dei “Montanari” Li Bergolis.

Rivelazioni anche sugli omicidi, come quello di Antonio Fabbiano, ucciso brutalmente ad aprile 2018. Presunto assassino Giovanni Iannoli detto “Smigol”, arrestato per questo fatto di cronaca. Secondo quanto appreso da Della Malva, “il killer armato di kalashnikov aveva inseguito Fabbiano mentre Pecorelli aveva inseguito Michele Notarangelo“, quest’ultimo scampato all’agguato.  

C’è anche San Severo nelle parole del “Meticcio”: “Oltre ai canali di approvvigionamento della marijuana con gli albanesi, il gruppo Iannoli-Perna si riforniva di cocaina, hashish e marijuana a San Severo dai fratelli Nardino (boss del clan omonimo condannati nel recente processo “Ares”, ndr)”. E ancora: “Non c’erano piazze di spaccio dedicate a Vieste, quindi sia il gruppo Raduano che il gruppo Perna spacciavano in tutto il paese”.

Davanti alle foto segnaletiche mostrate dagli inquirenti, Della Malva ha riconosciuto ogni membro fornendo dettagli ulteriori su ruoli e mansioni di boss e picciotti.

Il pentito ha anche riferito di una conversazione con Pasquale Ricucci “Fic secc”, boss del clan Romito-Lombardi-Ricucci, morto ammazzato a novembre 2019. “Mi disse che G.R. di Manfredonia aveva il permesso di spacciare cocaina perché pagava al gruppo criminale di Ricucci o 1000 o 1500 euro al mese per poter lavorare indisturbato nel campo dei traffici di sostanze stupefacenti su Manfredonia”.

Sull’odio tra i due clan viestani ha infine spiegato: “La contrapposizione era nata per l’acquisizione del monopolio dei traffici di droga e delle altre attività delittuose a Vieste. Una contrapposizione – ha aggiunto – ancora in atto anche se al momento siamo quasi tutti detenuti. C’è ancora ostilità, ci sono alcuni soggetti agli arresti domiciliari oltre che altri soggetti di Monte Sant’Angelo. Il gruppo Iannoli-Perna è alleato con il gruppo Li Bergolis di Monte a cui sono subordinati gerarchicamente. Il gruppo Iannoli-Perna è una propaggine del gruppo Li Bergolis sul territorio di Vieste”. Le dichiarazioni di Della Malva sono al vaglio degli inquirenti e potrebbero rivelarsi fondamentali nei maggiori processi per mafia. (In alto, Della Malva; a destra, Raduano, Perna e Iannoli; sotto, i fratelli Nardino; sullo sfondo, il luogo dell’omicidio Fabbiano)

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Tags: mafiapentito della malva
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